Lo scorso 29 maggio il Parlamento ha approvato la legge di contrasto al cyberbullismo. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso in tutto il mondo e che riguarda soprattutto bambini e adolescenti.

Per cyberbullismo si intende “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo“. 

Le istituzioni italiane hanno deciso di costruire un quadro normativo specifico assegnando alla scuola un ruolo di primo piano nella lotta alla cyberbullismo-leggediffusione della violenza sul web. Ciascun istituto scolastico, infatti, dovrà formare il proprio personale su questo tema e dovrà nominare un proprio referente interno che avrà il compito di coordinare le attività di prevenzione e contrasto al cyberbullismo.
Lo Stato dà inoltre la possibilità agli uffici scolastici regionali di pubblicare dei bandi e di promuovere iniziative per sensibilizzare studenti e genitori e combattere attivamente la diffusione del fenomeno.

La legge, infine, prevede il coinvolgimento attivo delle piattaforme web. Le vittime di cyberbullismo, o i loro genitori, infatti, possono chiedere al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media la rimozione di contenuti sconvenienti apparsi sul web mediante oscuramento. Qualora, però, il gestore non comunichi l’impegno alla rimozione entro le 24 ore e non provveda entro 48 ore, o nel caso in cui non sia possibile individuare il gestore del sito o del social media, la richiesta potrà essere indirizzata al Garante per la privacy il quale dovrà provvedere entro le 48 ore successive.
La legge rappresenta in via definitiva un primo doveroso passo nella lotta ad un fenomeno che ha causato pregiudizi morali a tanti bambini.