Dal 2011 al 2015, l’Italia è stato uno dei paesi europei con la crescita maggiore del numero di volontari. Lo dice un’indagine dell’Eurobarometro, riportata dal Parlamento europeo, secondo la quale sono circa 94 milioni i giovani coinvolti in un’attività di volontariato. 

La riattivazione dei programma di servizio civile ha sicuramente contribuito a rivitalizzare un ambito, quello del volontariato, che rappresenta un polmone reti nazionali volontariatodell’economia civile italiana. Secondo l’Eurobarometro, il paese che ha visto un maggiore incremento del numero di volontari è Cipro (+8%), seguito per l’appunto dall’Italia (+7%) e dal Portogallo (+6%), mentre la variazione negativa più ampia riguarda la Bulgaria (-12%), poi la Romania (-8%) e la Slovenia (-7%).
I settori più diffusi per le pratiche di volontariato sono quelli riguardanti la carità e gli aiuti umanitari (44%), istruzione e sport (40%) e cultura o arte (15%).
L’indagine mostra anche i più grandi limiti ed ostacoli alla diffusione del volontariato su scala europea, identificati soprattutto nell’assenza di un quadro legislativo omogeneo nel Vecchio Continente che porta, non a caso, a circoscrivere le attività a livello nazionale. Solamente il 7%, infatti, delle iniziative di volontariato sono state svolte in un paese diverso da quello originario del volontario.
Resta da capire cosa cambierà con l’istituzione del servizio civile universale (stanziati 110 milioni di euro per il 2017) che estende la platea dei beneficiari anche agli stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni. Con la riforma del Terzo settore viene data anche la possibilità ai volontari di svolgere un periodo di almeno due mesi all’estero sul modello del programma Erasmus+. L’Italia, inoltre, da tempo spinge per l’istituzione di un servizio civile europeo su base volontaria, proponendo di offrire agevolazioni agli enti che decidono di assumere il giovane che ha svolto il periodo di servizio civile all’interno dell’organizzazione.