Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sui piccoli Comuni. Il provvedimento, passato da Palazzo Madama all’unanimità, intende salvare i piccoli borghi dallo spopolamento sempre più intenso, incentivando le attività imprenditoriali e favorendo il flusso turistico.

La legge definisce i piccoli Comuni come quei centri abitati che contano fino a cinquemila abitanti. Fanno parte, però, di questa categoria anche le fusioni tra Comuni che hanno ciascuno fino a cinque mila abitanti. Oggi queste realtà sono una fetta rilevante del territorio italiano: rappresentano, infatti, quasi il 70% dei Comuni e comprendono più di 11 milioni di persone. Realizzare, dunque, un intervento sistemico a loro favore significa dare un contributo alla riduzione delle diseguaglianze territoriali e valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico presente in questi luoghi.

qualità della vita 2016Il provvedimento agisce su due piani. Da una parte, infatti, si cerca di favorire gli investimenti privati attraverso fondi specifici, dall’altra è previsto l’intervento diretto dello Stato per lo sviluppo delle infrastrutture. Uno degli aspetti più importanti della legge è l’istituzione di un Fondo da 100 milioni di euro per gli investimenti nei piccoli comuni. Per il primo anno sono stati già garantiti 10 milioni che consentiranno alle imprese di avviare attività commerciali abbassando il rischio imprenditoriale.

Proprio la carenza di iniziative economiche è uno degli elementi più problematici per queste realtà che non riescono a sfruttare le proprie risorse culturali e paesaggistiche attraverso la creazione di posti di lavoro. L’ovvia conseguenza è il progressivo spopolamento dei paesi, con gli abitanti del luogo che decidono di spostarsi nei grandi centri abitati o di emigrare in realtà che offrono maggiori opportunità lavorative. È evidente come sia difficile per un imprenditore decidere di investire in un territorio povero di risorse umane, servizi ed infrastrutture.
Di qui la scelta del Parlamento di intervenire, ad esempio, per dotare queste zone di infrastrutture essenziali come la banda larga destinando loro le risorse del Piano banda larga.

Ci sarà, infine, maggiore spazio anche per quelle associazioni e quegli enti non profit che si occupano di riqualificazione dei territori e dei centri storici. La legge promuove, infatti, interventi pubblici e privati per fare rivivere i centri storici, dando ai Comuni la possibilità di acquistare immobili, stazioni e case cantoniere abbandonate per riqualificare aree degradate e spopolate. Gli stessi Comuni potranno, infine, stipulare apposite convenzioni con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato, al fine di valorizzare il patrimonio culturale e religioso del luogo.