Il Presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, ha di recente denunciato gli enormi sprechi e le dilapidazioni del Consorzio Sibari-Crati, definendolo il “Mose calabrese” ed invocando l’intervento dell’autorità giudiziaria, squarciando di netto decenni di silenzio e di omissioni sulla gestione spesso scandalosa dei consorzi di bonifica calabresi.

Al di la della specificità del caso “Sibari-Crati”, vi è da valutare quale sia oggi il reale e residuo scopo di enti nati per garantire sicurezza territoriale, ambientale ed alimentare del Paese, contribuendo in tal modo ad uno sviluppo economico sostenibile, e che con triste frequenza si sono rivelati – almeno per quanto attiene la realtà calabrese – inutili orpelli di una inefficace e sterile politica.

In questa sede analizzeremo alcune specifiche incombenze in capo a tutti i Consorzi di bonifica, cercando di comprendere se e come nella realtà calabrese tali doveri siano rispettati: ci riferiamo agli obblighi discendenti dalla legge n. 190/12 in materia di anticorruzione e dal d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 in materia di trasparenza, cui i Consorzi di bonifica, al pari delle pubbliche amministrazioni, sono sottoposti.

E’ bene ricordare che i Consorzi di bonifica sono enti pubblici economici a struttura associativa il cui ambito di operatività è prettamente locale: sino il parere legaleall’entrata in vigore dell’art. 24 bis del D.l. 90/14, introdotto dalla legge di conversione n. 114/14, vi erano forti incertezze circa l’applicabilità a detti enti della normativa in materia di trasparenza ed anticorruzione, ma successivamente alla citata novella l’incertezza è venuta del tutto meno. Ed invero grazie a tale ultima norma, contenente l’espressa indicazione degli enti locali non territoriali tra i soggetti a cui estendere l’ambito di applicazione della L. n. 190/12 e del D.lgs. n. 33/13, i residui dubbi sono stati del tutto diradati, poiché i consorzi in oggetto, vigilati dalla Regione, rientrano certamente nella categoria degli “enti di diritto pubblico non territoriali nazionali, regionali o locali, comunque denominati, istituiti, vigilati, finanziati dalla pubblica amministrazione” di cui al citato art. 24 bis.

La tesi qui sostenuta è stata infine condivisa anche dall’A.N.B.I., ovvero l’Associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi dei Consorzi di bonifica nel nostro Paese e, ancor più significativo, dalla stessa A.N.A.C. – Autorità Nazionale Anticorruzione, ovvero dall’Autorità oggi delegata alla prevenzione ed alla vigilanza in materia di anticorruzione e trasparenza, con il comunicato del proprio presidente, dott. Raffaele Cantone, del 22.04.2015. In conclusione è da ritenere con certezza che i Consorzi di bonifica sono soggetti alla medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni.

Vediamo quindi di capire ed individuare quali sono i principali obblighi, o quantomeno quelli più significativi, cui ottemperare e da pubblicare sul sito istituzionale del singolo Consorzio:

  • sezione “Amministrazione trasparente” (art. 9 D.Lgs. 33/13), al cui interno devono essere contenuti “i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa vigente”;
  • nomina del Responsabile per la trasparenza, il quale dovrà assicurare la completezza, la chiarezza e l’aggiornamento delle informazioni pubblicate (art. 43 D.Lgs. 33/13);
  • garanzia dell’Accesso civico, strumento grazie al quale chiunque può richiedere documenti, informazioni e dati nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione (art. 5 Lgs. 33/13);
  • obbligo di pubblicazione dei dati relativi ad enti pubblici, comunque  denominati,  istituiti, vigilati e finanziati dal consorzio medesimo (art. 22 D.Lgs. 33/13);
  • adozione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) ex art 10 D.Lgs. 33/13, che di norma costituisce una sezione del Piano di prevenzione della Corruzione (PTPC);
  • pubblicazione del bilancio, preventivo e consuntivo, e del Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio, nonché dei dati concernenti il monitoraggio degli obiettivi (art. 29 D.Lgs. 33/13);
  • pubblicazione dei dati concernenti i beni immobili e la gestione del patrimonio (art. 30 D.Lgs. 33/13), i canoni di locazione vantati o percepiti, i costi contabilizzati dei servizi erogati, evidenziando quelli effettivamente sostenuti e quelli imputati al personale.

Sono previste, ovviamente, sanzioni per l’inadempimento degli obblighi di pubblicazione, che vanno dalla responsabilità dirigenziale al risarcimento dei danni.

Così come emerge da una semplice ricerca on-line, sono già numerosi i Consorzi di bonifica che sul territorio nazionale hanno tempestivamente adempiuto agli obblighi di cui sopra: ma quale è la situazione in Calabria? Ad oggi i Consorzi calabresi solo in poche occasioni (e spesso in modo del tutto parziale) hanno rispettato gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni previsti dal D.Lgs. 33/13: sovente la sezione “amministrazione trasparente” si rivela essere quale un semplice guscio vuoto del tutto privo – salvo poche eccezioni – dei contenuti di merito richiesti; si sottolinea l’assenza quasi totale della pubblicazione degli annuali bilanci consortili, fondamentale ed indispensabile strumento per la verifica della situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa. A ciò si deve aggiungere un contestuale inadempimento degli obblighi di cui alla L. 190/12 in materia di prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, con specifico riferimento all’adozione del Codice di comportamento e del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità nonché alla nomina del Responsabile della prevenzione della corruzione ex art. 1, co. 7, L. 190/12.

Un contesto triste ma in lento movimento, certamente disomogeneo, con alcune realtà ben lontane anche dalla sola idea di prendere in considerazione gli obblighi in materia di trasparenza e anticorruzione, ed altre che – nonostante significativi passi avanti – sono ancora ben lungi dal pubblicare informazioni essenziali ed indispensabili non solo per rimanere entro i confini del lecito ma, ancor di più, per garantire un controllo diffuso e democratico delle proprie strutture e, in definitiva, dei propri costi.