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Il ruolo del Terzo Settore nel PNRR

Anche il Terzo Settore avrà un ruolo da protagonista nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). E non sarà una funzione di mero esecutore dei tantissimi progetti di inclusione sociale e rigenerazione urbana che verranno realizzati nei prossimi anni, ma parteciperà anche alle fasi di elaborazione dei bandi secondo una logica di co-programmazione e co-progettazione.

Le missioni del PNRR dedicate al Terzo Settore

Già da qualche anno gli enti locali e le pubbliche amministrazioni hanno cambiato paradigma scegliendo di lavorare a stretto contatto con gli ETS, le associazioni e i privati nella scrittura (e non solo) dei progetti. Solo così, infatti, possono essere individuati al meglio gli obiettivi degli avvisi pubblici e far sì che questi ultimi possano avere una ricaduta effettiva sui territori.

Il PNRR rende la pluralità e il carattere misto del sistema di governance una parte centrale delle politiche pubbliche del futuro. Gli enti del Terzo settore dovranno dunque essere parte attiva sia nella fase di progettazione e che in quella di implementazione dei bandi.
Ma quali sono, nello specifico, le missioni del PNRR che vedranno come protagonista il mondo delle cooperative e tutto il non profit?

Missione 5: Coesione e Inclusione

Come sappiamo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si articola in sei missioni:

  • Missione 1: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura
  • Missione 2: Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica
  • Missione 3: Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile
  • Missione 4: Istruzione e Ricerca
  • Missione 5: Coesione e Inclusione
  • Missione 6: Salute

Il Terzo Settore può essere coinvolto a vario titolo in tutte le missioni del PNRR (c’è tutta la parte sugli asili nilo, ad esempio, che vedrà le cooperative in prima fila), ma quelle in cui viene previsto in maniera esplicita un suo intervento, anche in termini di co-programmazione e co-progettazione, sono la missione 5 e 6.

Per la Missione 5 sono previsti in tutto 22,4 miliardi, di cui 11,17 per la parte su “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore”. 
Gli ETS, comprese le cooperative, dovranno dunque programmare e realizzare progetti per migliorare il livello di inclusione sociale del nostro Paese. La pandemia ha fatto emergere con forza tantissime forme di diseguaglianza come quella tra centro e periferia, tra uomo e donna, tra garantiti e non garantiti, oltre ad acuire il problema della povertà educativa nelle regioni del Mezzogiorno.

Urge allora un intervento dello Stato insieme alle forze migliori della società civile per sanare questo vulnus di natura economica e soprattutto sociale. Si può fare attraverso, ad esempio, la gestione di progetti di housing sociale e il potenziamento dei servizi per i bambini, le famiglie, i disabili, gli anziani, i migranti e tutte le persone che vivono ai margini della società. Ma anche riqualificando le nostre periferie, rendendole più vive e attrattive attraverso le attività quotidiane rigenerative degli enti del terzo settore.

Proprio la riqualificazione urbana sarà oggetto di alcuni dei primi bandi del PNRR come ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi: «Abbiamo già approvato – sottolinea Draghi – 159 progetti di rigenerazione urbana su cui investiamo 2,8 miliardi. Ben oltre il 40% è destinato a interventi nel Mezzogiorno. Per riqualificare l’edilizia residenziale pubblica, rendere i quartieri delle città più inclusivi e migliorare la qualità delle abitazioni, abbiamo ripartito 2 miliardi tra le Regioni, che adesso dovranno indire i bandi per i Comuni».

Missione 6: Salute

Ma il mondo del terzo settore svolge un ruolo determinante anche nel campo della sanità. Lo abbiamo visto con forza durante la pandemia. 
La salute non può reggersi solo sulle grandi strutture ospedaliere, ma deve al contrario decentrarsi avvicinandosi al paziente. In questo senso le cooperative socio-assistenziali, ad esempio, potranno essere un baluardo della sanità territoriale fornendo assistenza e prestazioni sanitarie agli anziani e ai cittadini dei piccoli comuni. 
Nella missione 6 del PNRR è previsto nello specifico un investimento complessivo di 7 miliardi di euro per:

  • i Servizi sociali e le Case di Comunità (2 miliardi);
  • l’Assistenza domiciliare (4 miliardi);
  • gli Ospedali di Comunità (1 miliardo).

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dunque, si reggerà sulle capacità di spesa di Stato, Regioni e Comuni (come dichiarato ieri dal premier Draghi), ma anche sulla visione progettuale, la conoscenza del territorio e l’operatività del Terzo Settore.

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