Lo scorso 23 febbraio, attraverso un’intesa Stato-Regioni, è stato deliberato un taglio da 260 milioni di euro alla spesa sociale. Nello specifico ci sarà una riduzione di 211 milioni di euro per il Fondo per le politiche sociali e di 50 milioni di euro per il Fondo per le non autosufficienze. 

La notizia era stata confermata nei giorni scorsi dal sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, nel corso di un’interrogazione parlamentare chiesta dall’onorevole Donata Lenzi (PD), nel corso della quale Bobba aveva aggiungento che la decisione è stata presa dal Ministero delle Finanze in accordo con le Regioni, senza coinvolgere il Ministero del Lavoro.
La scelta di effettuare questi tagli arriva dalla necessità di ridurre il debito, agendo, però, a discapito dei soggetti più deboli. Stupisce il fatto che questa decisione sia stata presa da un Governo che si era dimostrato vicino al mondo del sociale come dimostrano l’approvazione di provvedimenti come il Dopo di Noi e la riforma del Terzo settore.
Tra l’altro tagliere la spesa sociale in un momento di grave crisi del welfare state rischia di indebolire i già precari legami sociali e di causare ulteriori tensioni politiche e non solo.

Il Forum Nazionale Terzo settore ha commentato la notizia con parole dure, augurandosi una smentita da parte del Governo “Un atto gravissimo – peraltro deciso senza coinvolgere il  Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – che avrebbe pesanti conseguenze per i cittadini e le famiglie che si trovano in condizioni di forte disagio e che quindi hanno più bisogno del sostegno delle istituzioni. La spesa sociale italiana necessiterebbe di maggiori investimenti per rafforzare le misure di inclusione sociale delle persone svantaggiate, non certo di tagli che minacciano la realizzazione di servizi sociali di base e rappresentano inaccettabili passi indietro”.
Anche la Fish (Federazione italiana superamento handicap) e la Fand (Federazione delle associazioni nazionali sulla disabilità) hanno espresso tutta la loro perplessità su quello che viene percepito come un enorme passo indietro sul fronte delle politiche sociali. Franco Bettoni, presidente della Fand, ha parlato di una scelta di una gravità inaudita oltre che autolesionista.
La Fand, secondo Bettoni, chiederà al più presto un incontro con il presidente del Consiglio, mobilitando tutto il mondo della disabilità.