Sono 138 le piattaforme collaborative nate in Italia (+20 rispetto al 2015), 208 se contiamo anche quelle di crowdfunding. Sono questi gli ultimi dati sulla sharing economy in Italia che saranno presentati nel corso della quarta edizione di Sharitaly, il più grande evento italiano sull’economia collaborativa, in corso di svolgimento a Milano. 

La sharing economy è una realtà in crescita anche in Italia, nonostante debba fare i conti con diverse contraddizioni interne (vedi il caso Uber e la crescente professionalizzazione delle piattaforme) e con problemi di natura legislativa. Non esiste ancora in Europa una vera e propria legge che disciplini il fenomeno. In Italia la proposta di legge esiste, ma è ancora ferma in Parlamento. L’Unione Europea, invece, sta mettendo a punto le sue linee guida che prendono in considerazione anche il provvedimento italiano e che saranno consegnate il 14 dicembre.
Qualcosa, dunque, si sta muovendo e non potrebbe essere altrimenti dal momento che i consumatori preferiscono forme di accesso ai beni piuttosto che la mera proprietà. Le piattaforme collaborative nascono proprio dall’esigenza di avvicinare produttori e consumatori e rendere l’esperienza della condivisione come un fatto sociale prima ancora che uno scambio economico.

In Italia non abbiamo le multinazionali dell’economia collaborativa come negli Stati Uniti, dove la cosiddetta on demand economy è diventata quasi monopolizzante in alcuni settori. Il nostro Paese offre realtà diverse, molto più radicate sui territori e capaci di reinterpretare in chiave innovativa e tecnologica alcuni bisogni delle comunità locali.
I settori più diffusi sono quelli del trasporto e dei servizi alla persona. Nello specifico, l’ambito che può contare sul maggior numero di piattaforme collaborative è quello del Car pooling, Ridesharing e del Car sharing peer to peer con 25 realtà; seguono le piattaforme di baysitting e dogsitting (23) e le banche del tempo.
Come accade per tutto il sistema economico, il Nord si dimostra più dinamico del resto d’Italia anche per quanto riguarda la sharing economy: l’83% delle esperienze collaborative sono attive per l’appunto nell’Italia settentrionale.
Per quanto riguarda, invece, le forme giuridiche, la maggior parte sono Srl (38%). Fatica invece a svilupparsi il modello della piattaforma cooperativa, nonostante proprio la collaborazione e l’implementazione di servizi per la comunità siano parte integrante di tutto il mondo cooperativo.
Le cooperative hanno un enorme potenziale inespresso, soprattutto in un settore come il welfare dove possono contribuire ad abilitare le tante competenze diffuse sul nostro territorio e che vedono nella cooperazione la loro forma di espressione.