Ancora una volta la cooperazione diventa simbolo di ricostruzione aziendale e rinascita. Questa volta il protagonista è il Birrificio Messina, una storica realtà siciliana e della provincia di Messina che dal 1923, grazie alla famiglia  Lo Presti – Faranda, fino al 2011 è stata un simbolo della produzione di birra locale. 

Il birrificio aveva iniziato a perdere la sua identità prettamente siciliana nel 1999, quando Dreher, uno dei marchi del gruppo Heineken, aveva rilevato lo stabilimento messinese.
birra messina cooperativaLa concorrenza delle birre italiane ed estere ha lentamente distrutto un brand riconosciuto soprattutto in Sicilia e Calabria. Nel 2011 è arrivata la chiusura definitiva degli stabilimenti ed il licenziamento di 42 lavoratori.
Oggi, però, dopo anni di battaglie all’interno delle istituzioni, proteste in piazza e in tv e lungaggini burocratiche, la birra Messina sembra pronta a vivere una nuova vita.
Merito di 16 lavoratori che hanno deciso di costituire una cooperativa e far ripartire l’attività, investendo un milione di euro per l’acquisto di macchinari e stabilimenti. Vi chiederete come siano riusciti sedici operai a recuperare una cifra così cospicua. Lo hanno fatto rinunciando al proprio trattamento di fine rapporto e dando vita così all’ennesimo workers buyout, vera e propria risorsa durante la crisi.
Fondamentale anche l’aiuto della Regione Sicilia, che in questo progetto ha creduto ed investito: “Si centra un obiettivo che significa recupero di una tradizione, di posti di lavoro e di economia siciliana” ha dichiarato Mariella Lo Bello, assessore delle Attività produttive della regione Sicilia, ufficializzando la ripresa delle attività che sarebbe dovuta ricominciare già quest’estate, ma ha dovuto rinviare l’appuntamento per via di problemi di natura burocratica.
I due stabilimenti sorgeranno nella zona Asi di Larderia dove verranno prodotte due nuove birre, la Birra dello Stretto e la Doc 15.

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