Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite della trasmissione Otto e Mezzo, ha affrontato tanti temi chiave della prossima Legge di Stabilità. Uno di questi riguarda la possibilità di inserire una tassa sulle transazioni digitali, meglio conosciuta come Google Tax.

«I grandi player dell’economia digitale mondiale – ha commentato Renzi – che per me sono dei miti, come Apple e Google, hanno un sistema per cui non pagano le tasse nei luoghi dove fanno business: allora noi siccome stiamo aspettando da due anni che ci sia una legge europea abbiamo deciso di attendere googlel’Ue tutto il primo semestre del 2016, ma da questa legge di stabilità già immaginiamo una digital tax. Non si arriverà a cifre spaventose, non basteranno a risollevare l’economia del Paese ma è una questione di giustizia».
I grandi colossi dell’economia digitale, come Google, Amazon ed Apple, spesso registrano i propri ricavi presso una società satellite che ha sede in paesi con una legislazione fiscale più favorevole. È il caso di Amazon che opera a Lussemburgo o di Facebook e Google che sfruttano la tassazione favorevole dell’Irlanda.
Tra i Paesi in cui è presente la Google Tax c’è, ad esempio, la Gran Bretagna che obbliga le aziende con un fatturato superiore ai 10 milioni di sterline che hanno sede legale in Gran Bretagna e che dirottano i propri profitti verso i cosiddetti “paradisi fiscali” ad essere soggetti ad un’aliquota del 25%.
L’Unione Europea non è ancora intervenuta sul tema, volendo tutelare al massimo la libera circolazione dei capitali. Ma l’operazione effettuata dalle grandi multinazionali digitali esula dalla libertà di concorrenza e rappresenta in molti casi un vero e proprio meccanismo di elusione che va fermato.