Il mondo delle imprese profit è sempre più disposto ad avere rapporti di fornitura con le cooperative sociali. 

A rilevarlo è uno studio dell’associazione Isnet e Right Hub sul social procurement, un’attività ancora poco diffusa in Italia e che indica, per l’appunto, i rapporti di fornitura instaurati da imprese profit e con realtà non profit.
non-profitNegli ultimi cinque anni, fatta eccezione per il periodo 2012-2013, c’è stata una costante crescita del numero di cooperative sociali che hanno avuto relazioni con i privati.
La variazione positiva più elevata riguarda proprio l’ultimo anno: la percentuale di coop che ha avuto rapporti di fornitura con le imprese profit è passata, infatti, dal 20,7% del 2014 al 27,2% del 2015.

E la sensazione è che questa cifra possa crescere ulteriormente nei prossimi anni dal momento che nove aziende su 10 si dichiarano disponibili a valutare offerte di prodotti e servizi da parte di una cooperativa. Le coop che lavorano con i privati, inoltre, guardano al futuro con maggiore ottimismo: il 30,3% di esse ritiene, infatti, che il proprio fatturato crescerà l’anno prossimo contro il 24,4% delle imprese che lavorano prevalentemente con il pubblico.
Le prospettive future, dunque, sono invitanti per tutto il mondo della cooperazione.
La stessa riforma del Terzo Settore, che inserisce la possibilità di ripagare parte del capitale, rafforzerà probabilmente le relazioni tra profit e non profit.

Restano, però, alcuni scogli da superare. C’è ancora una visione sostanzialmente statica delle cooperative sociali, dimostrata da una serie di dati. La maggior parte delle imprese private si dichiara disposta a valutare un’offerta delle coop soprattutto nei settori dei servizi di pulizia, grafica, editoria e stampa e manutenzione immobili, ovvero gli ambiti classici della cooperazione sociale.
Le imprese non profit vedono le coop come delle realtà ancora inadeguate a rispondere alle specifiche di fornitura richieste e troppo orientate a generare un impatto sociale piuttosto che a soddisfare un’esigenza economica di un eventuale committente.
Aldilà di queste convinzioni, che potrebbero essere in parte scardinate dalla riforma del Terzo Settore e nello specifico dal riordino legislativo sull’impresa sociale, la ricerca di Isnet e Right Hub ci mostra che in futuro ci potranno essere dei rapporti di fornitura sempre più proficui e diffusi tra profit e non profit.