Nelle prossime settimane partirà Coopstartup Romagna, il bando per la creazione di startup cooperative indetto da Legacoop Romagna insieme a Coopfond, Coop Alleanza 3.0 e Legacoop Emilia-Romagna. 

In questi giorni sono in corso le riunioni operative per stabilire i dettagli dell’avviso e capire quali cooperative già esistenti sono disposte ad offrire supporto ed attività di mentoring alle aspiranti startup. Al momento hanno già offerto la loro disponibilità CMC, Alleanza Coop 3.0, Federcoop Nullo Baldini, Apofruit, Formula Servizi, Deco Industrie, CBR, Zerocento, REVI.Coop, Cooperativa 134, Centofiori, Innovacoop, Cooperdiem e la rete di Imprese Treseiuno.
Il bando si rivolge a gruppi informali di età inferiore a 40 anni che intendono costituire una startup cooperativa con sede nel territorio romagnolo. Legacoop Romagna mette a disposizione dei vincitori 48.000 euro attraverso contributi e sostegno per le spese di avviamento.

vincitori coopstartupCoopstartup è nata nel 2013 e ha attraversato varie regioni: dal Lazio all’Emilia Romagna, passando per la Calabria, la Puglia e le Marche. Fin qui grazie a questo progetto sono nate 22 cooperative, ma il vero obiettivo dell’iniziativa è avvicinare i giovani al modello cooperativo.
Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom delle startup innovative, considerate dalle giovani generazioni come lo strumento migliore per esprimere le proprie idee imprenditoriali e realizzare un progetto con la collaborazione di amici e di figure professionali diverse tra di loro. Meno del 2% delle startup, però, presenta la forma cooperativa.

L’intento di Coopstartup è dunque cambiare questo paradigma, mostrando ai giovani che la cooperazione è il modello imprenditoriale migliore per stare insieme condividendo rischi, successi e fallimenti.
In una recente intervista rilasciata al Corriere Romagna, Alfredo Morabito, direttore generale di Coopfond, ha spiegato bene la filosofia e gli obiettivi dell’iniziativa: “I centri di ricerca e di innovazione non legavano il nostro mondo alloro. Ma non volevamo essere esclusi e, soprattutto, volevamo proporre un modello che fosse diverso da quello stile “Silicon valley” per intenderci: crescita repentina, posizionamento sul mercato e successiva vendita, con una ricaduta occupazionale minima. Nulla di tutto ciò, noi vogliamo esperienze solide“.
La cooperazione può essere quindi un modello alternativo a quello capitalista: gli occhi del cooperatore devono essere rivolti al territorio e all’impatto sociale della sua azione piuttosto che al mero guadagno. Solo così è possibile creare occupazione stabile e sviluppo per le comunità locali.