Il Ministro degli Interni SeverinoC’è voluta la “questione di fiducia” ma alla fine il governo ce l’ha fatta, almeno al Senato, per l’approvazione del maxiemendamento al ddl sulla corruzione: in forma ridotta rispetto al testo originale del ministro della Giustizia, Paola Severino, ma in ogni caso è passato.

E grande sospiro di sollievo. Almeno per ora.

E sì, perché nelle stranezze dei nostri politici, anche quando si tratta di mettersi d’accordo su ciò che costituisce “corruzione”, le parti fanno difficoltà ad incontrarsi, a dialogare, quando piuttosto appaiono fin troppo evidenti i contenuti della materia in questione.

Era, e lo è tuttora, in attesa che venga approvata dalla Camera (dove del resto, sempre i nostri politici, annunciano grandi interventi) un provvedimento non più rinviabile, per essere il nostro Bel Paese ai vertici d’Europa per corruzione. Un dato di fatto che, e sono in tanti ad averlo detto a chiare lettere, si ripercuote con il blocco di miliardi e miliardi di investimenti, nazionali ed internazionali, pubblici e privati, che restano fermi per il solo timore di trovarsi a far fronte con fenomeni di corruzione. Un danno, diretto e indiretto, ad un’economia già di suo in crisi.

È fin troppo evidente che ogni rinvio, causa di estenuanti dibattiti e tornaconti personali, comporterà un rinvio nell’applicazione della legge una volta approvata alla Camera e, sempre che, la stessa non debba fare “marcia indietro” al Senato.

Non possiamo permettercelo. Né per la nostra economia, né per il bisogno assoluto che abbiamo di pulizia dai corrotti di ogni ordine e grado.