Polemica sull’ipotesi di accorpare le festività

“Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”

Festività ItalianePur di risparmiare se ne inventano di tutte. Questa davvero sta facendo clamore.

La proposta del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo è di quelle che facilmente suscita polemiche. E così è stato. L’idea di abolire, accorpandole, le sia pur numerose festività nazionali, sta suscitando commenti di ogni genere, tutti, prevalentemente, in senso contrario.

L’idea è quella di slittare alla prima domenica utile le feste del 25 aprile, del primo maggio, del 2 giugno e di abolire quelle patronali, certamente le più numerose. I vantaggi? Un punto in meno per il Prodotto Interno Lordo: “è una delle chiavi per risolvere la crisi”, ha affermato il sottosegretario.

Ma non ci sta nessuno. È una proposta che sia laici che cristiani rifiutano categoricamente: per le possibili ricadute sul turismo dei giorni festivi che, in particolare, per il legame che unisce la popolazione italiana a quel giorno di festa. Un legame fatto di rievocazione storica (abbiamo appena compiuto 151 anni di unità nazionale e 64 di Costituzione) o di religiosità popolare: nessuno dei due trascurabile.

Anche noi non ci stiamo. Ci pare davvero poca cosa. Il punto di Pil risparmiato può benissimo essere recuperato attraverso maggiori investimenti e non sacrificando, ancora una volta, l’Italia che lavora. Altro che crescita: solo maggiore frustrazione. Come se non bastasse quella già in atto per le vicende a noi tutte note.

Mi permetto allora chiudere con un po’ di amara ironia facendo memoria dell’antico detto “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” invitando il sottosegretario Polillo , a non parlare con leggerezza e in modo irriverente di Dio, dei santi e di quelle feste celebrative la storia d’Italia. Per quanto ne sappia pare che Sant’Ambrogio, San Gennaro, San Francesco, Sant’Antonio, San Pietro e San Paolo, e così via tutti i santi, si dice siano “tignosi”: si infastidiscano facilmente se provocati. Meglio lasciarli stare. Al peggio non c’è limite!

 

 

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