Ci sono diversi settori dell’agroalimentare italiano che stanno vivendo un periodo complesso. Vi abbiamo parlato, ad esempio, del crollo dei prezzi del latte, causato anche dall’invasione di prodotti lattiero caseari di provenienza estera e a basso costo. 

Vivono la stessa situazione i produttori di grano, mentre il comparto vinicolo è riuscito a sopperire al calo dei consumi interni grazie ad un ottimo rendimento sui castagne-produzionemercati esteri. Due settori, invece, in crisi da diversi anni sono quello dell’olio e delle castagne.
Aldilà degli effetti devastanti del virus Xyella, soprattutto in Puglia, il comparto olivicolo italiano è vittima nelle ultime annate di diverse congiunture negative. Il maltempo e la diffusione della mosca olearia hanno causato un netto crollo della produzione, scesa fino a 298 milioni di chili, vicino al mimino storico, con una variazione negativa addirittura del 38%.
Secondo le previsioni di Coldiretti, le scorte dovrebbero terminare già nei primi sei mesi del 2017, portando i prezzi alle stelle.
L’Italia inoltre ha grosse difficoltà a reggere la concorrenza degli altri paesi del Mediterraneo, su tutti la Spagna, e deve fronteggiare la diffusione di numerose frodi alimentari che hanno fatto crollare la fiducia dei consumatori verso le maggiori case produttive.

Non vive un momento migliore il settore delle castagne. L’autunno era la stagione delle caldarroste. L’uso del tempo passato non è casuale.
Vi sarà capitato di notare come sia sempre più difficile sentire l’odore di caldarroste lungo le strade delle nostre città. Tutta colpa della cinipide, un parassita che ha causato disastri nei nostri boschi (soprattutto al Sud), provocando indirettamente l’invasione di prodotti stranieri.
Anche quest’anno la produzione di castagne diminuirà, attestandosi sotto i 20 milioni di chili dell’anno precedente. Secondo Coldiretti, in Campania, ovvero la prima regione produttrice, la variazione negativa della produzione dovrebbe essere addirittura del 90%.
La crisi del comparto non è un fenomeno contingente. Basti pensare che, come riporta il portale Repubblica.it, nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 829 milioni di chili e dieci anni fa era il triplo rispetto a quella attuale.