La segretaria cittadina della Lega Nord di Orzinuovi, Federica Epis, è stata condannata per condotta discriminatoria dal tribunale di Brescia. In un post su Facebook dello scorso 12 giugno, Epis aveva accusato tre organizzazioni che si occupano di migranti di lucrare sul traffico di clandestini. 

I soggetti coinvolti sono la cooperativa K-Pax di Breno, l’associazione Puerto Escondido di Calvagese della Riviera e l’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione. Tutte e tre hanno querelato l’esponente della Lega Nord vincendo il ricorso in tribunale. Secondo il giudice Lucia Cannella “il post ha valenza irridente e sbeffeggiante ove indica le associazioni che danno ospitalità al soggetto come di chi opera ‘con la faccetta misericordiosa’ di chi fa la beneficenza attributivo di un fine illecito”.

Nel citato post su Facebook (eliminato una volta ricevuto il ricorso), infatti, Federica Epis riprendeva un articolo del quotidiano “Brescia Oggi” sul tema dell’immigrazione scrivendo “Questo è l’elenco di tutte le cooperative, fondazione e altri operatori che con la faccetta misericordiosa di chi fa beneficenza stanno invece lucrando sul traffico di clandestini“.
Il Tribunale ha definito il post denigratore e offensivo anche per l’utilizzo del termine “clandestini” in quanto degrada i richiedenti asilo “al rango di chi viola il Testo Unico sull’immigrazione“.
La segretaria della Lega Nord di Orzinuovi è stata quindi condannata a risarcire K-Pax, Puerto Escondido e l’Asgi attraverso il pagamento delle spese processuali e della cifra di 2.000 euro ciascuno. Le tre organizzazioni hanno già fatto sapere che utilizzeranno le risorse per iniziative di carattere culturale a sostegno del Comune di Orzinuovi.

Non è certo la prima volta (e probabilmente non sarà l’ultima) che cooperative, associazioni e fondazioni vengono screditate attraverso i social media per presunte attività illecite legate all’accoglienza dei migranti. Il sentiment nei confronti del mondo delle cooperative sociali probabilmente non è mai stato così negativo e questo porta alcune forze politiche a fare propaganda su questo tema, consapevoli che le aiuterà far crescere il proprio consenso elettorale.
Sta adesso al mondo del non profit e, in alcuni casi, alle autorità giudiziarie ripristinare la legalità e creare un netto distinguo tra chi opera per l’inclusione sociale e chi, invece, sceglie la strada dell’affarismo.