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Migranti: come cambierà lo Sprar?

Lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) mette a disposizione 21.613 posti per i richiedenti asilo e conta di arrivare nei prossimi mesi a quota 25mila dopo la pubblicazione dell’ultimo bando. 

Il principio guida dello Sprar è totalmente diverso dai CAS (Centri di Accoglienza Straordinari) e CARA, dove pure nel 2015 sono state accolte 82mila persone. I migranti non ricevono solo vitto e alloggio; vengono portate avanti anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e sprarorientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.
Lo Sprar è costituito da una rete di enti locali, ciascuno dei quali può presentare la propria adesione volontaria al sistema attraverso progetti biennali che spesso coinvolgono enti del Terzo Settore. La logica non è quella dell’emergenza, ma dell’integrazione sociale grazie a percorsi formativi per l’apprendimento della lingua e a pratiche di inserimento lavorativo dei migranti.
Si tratta di una piccola nicchia rispetto a quella dei grandi centri, sia in termini di numero di rifugiati accolti che di finanziamenti ricevuti. I recenti scandali giudiziari hanno dimostrato come le esperienze dei CARA e dei CAS possano rivelarsi fallimentari a causa dell’azione di imprenditori, amministratori e politici che sfruttano l’emergenza migratoria per trasformarla in un vero e proprio business.

L’intento dell’Anci, al contrario, è di rendere lo Sprar più forte, in quanto modello di accoglienza multi-livello basato sulla qualità dei progetti. “Il futuro dell’accoglienza in Italia è lo Sprar – dichiara Mario Morcone, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione – stiamo cercando di spingere i comuni a partecipare facendo capire loro che questo è il sistema migliore per il territorio. La linea che terremo è che se si partecipa a questo tipo di accoglienza si è esentati dalla creazione sul territorio di centri di accoglienza temporanei. Non perché il Cas  (centro accoglienza straordinaria, ndr) sia una punizione ma perché bisogna rispettare un criterio di equilibrio nei territori“.
Secondo il rapporto annuale Atlante Sprar, sono 376 i comuni titolari di progetti e 800 quelli coinvolti. Il prossimo 28 luglio la Conferenza Stato-Regioni dovrebbe modificare le modalità di partecipazione allo Sprar. Non ci saranno più bandi biennali, ma ciascun Comune potrà presentare un progetto di accoglienza ed una volta valutato positivamente, il suo accreditamento sarà permanente.
L’idea, inoltre, è di creare un sistema a due livelli con “una prima accoglienza in centri più grandi – aggiunge Morcone – e un secondo livello nello Sprar“.

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