Marchionne e Fabbrica ItaliaPer quattro giorni è stata la persona più invocata da tutti: Ministri, parlamentari, sindaci, sindacati e sindacalisti, operai, esponenti del mondo degli industriali. Il comunicato di Fiat che annunziava il cambio di direzione rispetto ai finanziamenti previsti, 20 miliardi di euro, per il progetto “Fabbrica Italia”, lanciato nell’aprile del 2010, ha messo in allarme tutti.

Tutti hanno atteso il suo ritorno dagli States sollecitandogli incontri, vertenze, convocazioni, al fine di ottenere chiarimenti sulla scelta annunciata. Ma con un pregiudizio di fondo: non ponendo attenzione ai contenuti del comunicato di Fiat e, soprattutto, interpretando lo stesso in termini di chiusura di stabilimenti (due su quattro), licenziamenti, esuberi.

Un retro-pensiero che ha prodotto polemiche e accuse fino a questa mattina quando, attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, Sergio Marchionne, ha risposto a tono a quanti, soprattutto, lo hanno accusato di truffa nei confronti degli Italiani e dei suoi operai in particolare.

Due considerazioni.

La prima. “Le parole sono fonte di malintesi”, scriveva Saint-Exupery: nessuno si è preso la briga di attendere il ritorno di Marchionne per chiedere lumi sui contenti del comunicato di Fiat prestandosi ad interpretazioni, ed esprimendo valutazioni sulla persona, andate ben oltre i contenuti dello stesso comunicato. Per la cronaca, in sintesi, Marchionne ha ribadito lo stato di crisi del mercato e dell’impossibilità di procedere nel progetto di Fabbrica Italia, ma di non aver mai parlato di voler lasciare l’Italia, o di esuberi, richiamando la strategia che vuole gli utili prodotti all’estero investiti nel nostro Paese ma auspicando maggiore collaborazione da parte di tutti: Fiom in testa, che ha aperto nei suoi confronti più di 60 cause. Si è detto disponibile ad incontrare il governo, “ma per dirci cosa”, ha sottolineato. Ha avuto risposte per Della Valle e l’ex a.d. di Fiat, Romiti.

Seconda considerazione. La fedeltà dell’informazione. Nel nostro piccolo, ci siamo limitati ad esporre i contenuti del comunicato Fiat ed alle conseguenze prevedibili per l’effetto dei minori investimenti (Crisi dell’auto: svanisce il progetto Fabbrica Italia). Nessun attacco alla persona, nessuna interpretazione oltre quanto espresso nell’informativa della casa torinese. Non altrettanto è accaduto nell’informazione “istituzionale” che si è lasciata andare a commenti e giudizi oltre misura, lasciando spazio a nuove considerazioni e commenti ancora più enfatizzati. Tutti sproporzionati rispetto al testo di Fiat, fomentando polemiche e “aggressioni” verbali quantomeno discutibili.

C’è da chiedersi, pur restando la gravità del problema, se questa è informazione.