Protezioni galleggianti petrolioTutto forse avranno ancora in mente le immagini del disastro petrolifero del 2010 accaduto nelle acque del Golfo del Messico. La fuoriuscita di greggio dal pozzo Macondo situato a 1500 metri di profondità che non si riusciva a fermare, la corsa ai ripari, i molti tentativi e altrettanti fallimenti, le soluzioni tecniche d’emergenza, l’impotenza. Una situazione surreale che si è protratta per 106 giorni. Il più grande disastro ambientale dopo quello del 1991 nel Golfo Persico ai tempi della guerra del Golfo. Circa un milione di tonnellate di petrolio disperse in mare, una vera e propria “marea nera”.

Fino ad oggi tutte le contromisure di contenimento del petrolio, che si accumula sulla superficie del mare, si limitavano a contenere i danni. Infatti le barriere di protezione galleggianti e l’aspirazione del petrolio non consentono di ripulire completamente il mare.

La soluzione arriverebbe dal solito MIT di Boston, fonte inesauribile d’innovazione, che questa volta ha inventato un sapone magnetico. Questa tecnologia permetterebbe di separare il petrolio dall’acqua in un modo estremamente semplice. L’idea è quella di aggiungere delle nanoparticelle idrorepellenti a base di ferro che, separandosi spontaneamente dall’acquea, si legano al petrolio; a questo punto applicando un campo magnetico abbastanza intenso si potrebbe facilmente recuperare il petrolio, che verrebbe su come la classica monetina recuperata dal tombino con la calamita!

Il costo di tale operazione sarebbe interamente ricoperto dalla vendita dello stesso petrolio recuperato.

Niente più petrolio arenato sulle spiagge, animali soffocati e strascichi ecologici che si protraggono irrisolti per anni. Qui sotto vi proponiamo il video di presentazione della scoperta.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ZaP7XOjsCHQ