Ottobre non è stato un mese positivo per l’Italia. Lo riporta l’Istat nella sua comunicazione mensile sul mercato del lavoro italiano. Nonostante il tasso di disoccupazione giovanile abbia toccato il proprio livello minimo dal 2012 (36,4%), sono soprattutto i dati sull’inattività che necessitano un’analisi più approfondita. 

In questa sede abbiamo sottolineato in diverse occasioni quanto sia importante agire sugli “scoraggiati”, ovvero quelle persone che non hanno un lavoro e neppure lo cercano. Si tratta di un problema di natura quasi ancestrale per l’Italia che mette in luce tutta la debolezza delle nostre politiche attive.
inattivita-italiaNon può bastare di certo un programma come Garanzia Giovani per porgere la mano a chi è fuori dal mercato del lavoro.
I dati di ottobre sono emblematici. Il tasso di disoccupazione è dell’11,6%, con una variazione negativa di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre. Questo parziale calo della disoccupazione è da attribuire però principalmente all’aumento del tasso di inattività: meno persone cercano lavoro, infatti, e meno sono le persone che tecnicamente vengono definite “disoccupate”.
Ad ottobre il numero di inattivi è aumentato di 82mila unità (+0,6%), compensando subito il calo avvenuto a settembre. La variazione negativa dello 0,8% evidenziata nell’ultima elaborazione dell’Istat aveva fatto sperare in un’inversione di tendenza del mercato del lavoro italiano.

In realtà il sistema Italia si dimostra ancora instabile e legato a dinamiche prettamente congiunturali. Nell’ultimo mese, ad esempio, ci sono stati 30mila occupati in meno, una variazione negativa che riguarda soprattutto le forme contrattuali a tempo indeterminato.
Abbiamo, dunque, l’ennesima conferma di come i dati positivi sull’occupazione dipendano soprattutto dagli incentivi sulle assunzioni stabili che hanno portato i datori di lavoro a stipulare nuovi contratti a tempo indeterminato. Con la riduzione delle agevolazioni il mercato del lavoro italiano è tornato nell’immobilismo, seppur in miglioramento rispetto ad un anno fa.
Tredici milioni di inattivi sono ancora troppi, solo quando questo numero inizierà a scendere in maniera decisa e costante potremo guardare con maggiore fiducia alla situazione occupazionale italiana.