Libera: Confcooperative e Legacoop si schierano con Don Ciotti

Le cooperative stanno dalla parte di Libera e di Don Luigi Ciotti.
In questi giorni è nata una polemica molto aspra in seguito alle dichiarazioni del magistrato della Direzione nazionale antimafia di Napoli Catello Maresca, intervistato da Panorama.

Libera è stata un’importante associazione antimafia – dichiara Maresca – Ma oggi mi sembra un partito che si è auto-attribuito un ruolo diverso. Gestisce i beni sequestrati alle mafie in regime di monopolio e in maniera anticoncorrenziale. Personalmente sono contrario alla sua gestione: la ritengo pericolosa”.
LOGO_LIBERA1Parole molto dure che hanno scatenato la reazione di Libera e di tutti quei soggetti, dalle cooperative alle associazioni, che in questi anni hanno prodotto lavoro nei beni confiscati alla mafia, dando vita ad attività agricole o prestando servizi a persone svantaggiate.
Le stesse coop sono state tirate in ballo dal magistrato e definite come “false cooperative con il bollino” e “multinazionali del bene confiscato“.
Secondo Maresca, Libera avrebbe un rapporto privilegiato con determinate imprese sociali, venendo meno allo spirito originario dell’antimafia. Accuse rispedite al mittente dallo stesso Don Ciotti: «Libera non gestisce direttamente le cooperative sui beni confiscati. Le sostiene, ne accompagna lo sviluppo, ne condivide il cammino. C’è  una comunanza di obbiettivi e di ideali, ma la gestione, l’amministrazione, la ragione sociale restano autonome: questo è bene chiarirlo una volta per tutte»
Una posizione, quella di Maresca, che ha fatto e farà ancora discutere perché arriva direttamente da un esponente della magistratura, nonché da un soggetto impegnato attivamente nella lotta alla camorra.

Il mondo delle cooperative, però, per bocca delle due principali organizzazioni di rappresentanza prende le difese di Don Ciotti e delle proprie associate, quelle che dal momento dell’approvazione della normativa antimafia hanno dato vita a decine di progetti all’insegna della legalità e del riscatto sociale.
«Non è la prima volta che si tenta di delegittimare e gettare fango sull’impegno di chi è in prima linea contro la criminalità
– spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative –. Pur avendo il massimo rispetto per chi ha pronunciato quelle parole, sono rimasto sorpreso e preoccupato. Anche perché, insieme a don Luigi, siamo i primi ad essere parte lesa. Succede tutte le volte che, nelle maglie della legge, finiscono per inserirsi realtà che nulla hanno a che fare con lo spirito di legalità e trasparenza che portiamo avanti”.

Il riferimento è ovviamente a Mafia Capitale e ad altri scandali giudiziari che hanno infangato il nome e l’attività delle migliaia di cooperative che operano sul territorio italiano. Tra di esse ci sono anche quelle che lavorano negli immobili e sui terreni confiscati alla criminalità organizzata, un ambito, quello della riassegnazione dei beni, che presenta numerose criticità nelle quali le false cooperative hanno saputo inserirsi.
«Chiariamo subito – osserva Mauro Lusetti, presidente di Legacoop al quotidiano l’Avvenire – se ci sono stati errori e infrazioni, vanno puniti. Ma rifiuto l’idea che migliaia di persone perbene, ragazzi e giovani che lavorano per stipendi mediamente bassi, possano fare affari con l’antimafia».
Secondo Lusetti e Gardini, le principali criticità della legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni delle mafie si trovano nei ritardi amministrativi per l’assegnazione dei beni: un sistema inefficiente che arreca danni sociali ed economici all’intera collettività.

Scrivi un commento, alimenta la discussione