Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato l’arrivo della lettera di richiamo dell’Unione Europea in merito alla bozza di Legge di Stabilità presentata dall’Italia. 

Il contenuto della missiva rispecchia le indiscrezioni circolate in questi giorni: la Commissione europea non concederà ulteriori margini di flessibilità al nostro Paese. Nella primavera scorsa, sottolinea Bruxelles, l’Ue aveva permesso all’Italia di portare il proprio deficit dall’1,8% al europa horizon 20202,2%, a patto che venisse intrapreso un percorso di investimenti e di riforme strutturali.
La nuova Legge di Stabilità, però, pone ancora più in alto l’asticella, portando il deficit al 2,3% e venendo meno così agli accordi pattuiti.
Entro domani, dunque, l’Italia dovrà fornire dei chiarimenti sulla revisione degli obiettivi fissati a maggio scorso.
Oltre alla modulazione del deficit, i due elementi di contrasto con l’Unione Europea riguardano le spese per l’accoglienza dei migranti e per la ricostruzione post terremoto del Centro Italia. Secondo Bruxelles, il Governo italiano avrebbe quantificato in maniera eccessiva i costi per fronteggiare l’emergenza migranti. Per quanto riguarda il sisma, invece, l’Ue non considererà nel calcolo del deficit le spese per la ricostruzione; dovranno invece rimanere sotto i vincoli di bilancio, gli investimenti per la messa in sicurezza delle zone a rischio.

Dall’esecutivo italiano fanno sapere che l’impianto sostanziale della Legge di Stabilità non verrà modificato e che la missiva rientra all’interno di un normale dialogo tra le due istituzioni. Anche altri paesi, come Francia, Belgio e Olanda, dovrebbero ricevere dei richiami.
Il discorso sull’austerity, però, è ben più ampio e riguarda il modo di intendere la politica economica dell’Unione europea. Diventa sempre più aspro il confronto tra Paesi a sostegno della flessibilità, tra i quali Italia, Francia e Spagna, e quelli che notoriamente spingono per l’equilibrio di bilancio ed il controllo dei conti, vedi Germania.
Alla luce dell’emergenza migranti, con costi imponenti a carico soprattutto degli stati dell’Europa Mediterranea, è facile immaginare che di qui ai prossimi mesi verranno rivisti ulteriormente i meccanismi di flessibilità, per evitare anche di dare spazio politico ai movimenti xenofobi ed anti-europeisti che stanno crescendo in tutti i paesi membri.