La legge sul contrasto del fenomeno del caporalato pare vicina alla sua approvazione definitiva. Ieri pomeriggio è iniziata la discussione alla Camera e secondo le ultime indiscrezioni provenienti da Montecitorio, il via libero conclusivo potrebbe arrivare già oggi. 

Da tanto, forse troppo tempo, si sta parlando di un provvedimento che andrebbe a tutelare (finalmente!) gli oltre 400mila lavoratori vittime dei caporali. Ogni anno, specie durante la stagione estiva, le cronache giornalistiche raccontano episodi di sfruttamento nei campi che degenerano nella morte dei agricoltura indoorlavoratori.
La nuova legge sul caporalato interviene innanzitutto sull’aspetto sanzionatorio. Viene introdotto il principio della co-responsabilità dell’intermediario (caporale) e dell’imprenditore agricolo che utilizza la manodopera fornita dal caporale. Uno degli elementi cardine del provvedimento è l’inasprimento delle pene che andranno da uno a sei anni di reclusione, fino ad arrivare a cinque-otto anni quando il reato viene perpetrato attraverso la violenza e le minacce.
Un’altra novità, sempre in relazione alle misure sanzionatorie, è l’arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato.

Il caporalato è spesso collegato alla criminalità organizzata, soprattutto nel Sud Italia dove c’è una maggiore diffusione del fenomeno. Anche per questo si è deciso di applicare al caporalato alcune misure cautelari adottate per la mafia. È prevista, ad esempio, la confisca dei beni come avviene per le organizzazioni mafiose ed il controllo giudiziario della proprietà per far continuare l’attività del bene confiscato.

Ai fini della configurazione del reato di caporalato, è bene ribadire che non è necessario che il lavoratore venga sfruttato attraverso strumenti coercitivi di natura violenta. È sufficiente, infatti, che venga utilizzato a proprio vantaggio lo stato di necessità del bracciante per attuare delle violazioni dei contratti collettivi di lavoro, come una retribuzione inferiore a quella stabilita dai CCNL o il mancato rispetto degli orari di lavoro stabiliti, dei periodi di riposo e delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Tra le altre misure inserite nel provvedimento c’è anche un rafforzamento della Rete del Lavoro agricolo di qualità, che, soprattutto per difficoltà di natura burocratica, non ha portato ai successi sperati. Ci sarà, infine, un indennizzo per le vittime di caporalato che verrà erogato attraverso il Fondo anti-tratta.