Le Giornate di Bertinoro sono come sempre un’occasione per riflettere sullo stato di salute dell’economia civile. Quest’anno la riflessione è quasi un atto dovuto alla luce dell’approvazione della riforma del Terzo settore che va a rivoluzionare tutto l’ecosistema del non profit.

I cambiamenti saranno profondi, non solo dal punto di vista normativo ma anche a livello culturale. L’intento della nuova normativa è, infatti, cambiare i connotati stessi del non profit, uscendo dal paradigma dell’impresa sociale come fornitrice di servizi per la PA, coinvolgendo al contrario gli enti del Terzo settore nella co-programmazione e nella co-progettazione delle politiche sociali. Nel nuovo apparato normativo, inoltre, vengono ampliate le aree di intervento del non profit, dando la possibilità ad un numero sempre maggiore di enti del terzo settore di generare degli utili.

Ma come arriva il non profit a questa fase potenzialmente rivoluzionaria? La risposta ci viene fornita da due indagini presentate nel corso di questa edizione de Le Giornate di Bertinoro, svoltesi il 13 ed il 14 ottobre, una realizzata dall’Istat e l’altra da Swg.
In attesa di conoscere i risultati del censimento sul non profit effettuato dalla stessa Istat che dovrebbero essere pubblicati entro la fine del 2017, l’istituto di statistica svela alcune tendenze relative al periodo 2011-2015.

riforma del terzo settoreIn questa fase storica vengono rilevati tassi di mortalità e di natalità più alti rispetto al mondo delle imprese. Le realtà che hanno chiuso la propria attività (oltre 62mila) hanno delle caratteristiche ben definite: sono in genere imprese di piccola dimensione e poco strutturate che utilizzano forme di lavoro flessibili. Dall’altra parte, invece, ci sono molti enti non profit che sono addirittura riusciti ad aumentare i posti di lavoro (+4% nel periodo preso in considerazione dall’Istat) grazie ad un miglior radicamento sul territorio, a maggiori risorse umane ed economiche e ad un’offerta di servizi più ampia. È evidente, dunque, come le imprese sociali siano chiamate oggi a fare un salto di qualità dal punto di vista organizzativo, incentivando forme di aggregazione e di collaborazione che permettano loro di variare l’offerta e di aumentare le competenze interne.

L’indagine di Swg, effettuata su un campione di mille persone, offre ulteriori spunti di riflessione. Il 56% degli intervistati ritiene innanzitutto che il Terzo settore svolga una funzione utile in Italia. L’aspetto, però, più interessante della ricerca riguarda le differenti opinioni sul ruolo del non profit tra nuove e vecchie generazioni. Mentre per queste ultime, infatti, il terzo settore non possiede le competenze adeguate per sostituire o integrare le tradizionali forme di economia, i giovani invece credono che sia possibile dare alle imprese sociali uno spazio importante nell’economia italiana, soprattutto nei settori del turismo sociale, della valorizzazione del patrimonio culturale, della formazione e dell’educazione. Nonostante, dunque, la maggior parte degli intervistati ritenga gli enti del Terzo settore ancora molto legati al comparto dell’assistenza sociale e sanitaria, c’è spazio per un allargamento degli orizzonti così come previsto, del resto, della recente riforma.
Proprio, però, la conoscenza della riforma del Terzo settore è uno dei tasti dolenti della ricerca. Solo il 5% degli italiani, infatti, conosce le novità del nuovo testo e comprende a pieno quale impatto potrà avere per le imprese sociali.
Occorrerà, dunque, effettuare un’operazione di comunicazione intensiva ed efficace su queste tematiche, sfruttando gli stimoli forniti sia dagli ultimi esecutivi che dalle stesse giovani generazioni che appaiono se non altro incuriosite dalla nuove forme di economia sociale e dal rinnovato ruolo che potrà avere il non profit.