qualità della vita 2016

Le cooperative e quell’investimento da 1 miliardo nella sostenibilità

Lo abbiamo detto più volte. Il mondo della cooperazione ha nel suo DNA la valorizzazione del proprio territorio sia dal punto di vista economico che sociale ed ambientale. 
Non stupisce, dunque, che nel corso del 2020 le cooperative abbiano investito circa 1 miliardo di euro in interventi per migliorare la sostenibilità aziendale

Il rapporto Censis-Confcooperative sulla sostenibilità

A riferirlo è il focus Censis-Confcooperative dal titolo Sostenibilità, investire oggi per crescere domani, presentato nei giorni scorsi nel corso della prima Giornata della Sostenibilità. L’indagine, che riguarda il 79% delle coop aderenti a Confcooperative, rende l’idea di come le imprese cooperative stiano abbracciando la strada della sostenibilità non solo a parole, ma portando avanti azioni concrete di riconversione, risparmio energetico e formazione dei propri dipendenti/soci. 

A tal proposito è interessante analizzare gli ambiti di intervento degli investimenti. Secondo Confcooperative il 31,3% delle coop che hanno partecipato allo studio ha indicato tra le spese effettuate quelle per l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto (quota quasi raddoppiata rispetto al 2017). Il 30,9% ha segnalato il risparmio energetico e la riduzione dei consumi. Il 19,8% ha avviato percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità. Il 17,6% ha scelto di promuovere l’eco-innovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente. Infine, il 14,5% si è indirizzato verso il riciclo e il riutilizzo dei materiali.

Su base settoriale nell’industria e costruzioni l’ambito più interessato da progetti di investimento in sostenibilità è quello del risparmio energetico e riduzione dei consumi (il 44% delle cooperative). Nell’agroalimentare la quota più elevata di cooperative (il 39%) che ha avviato percorsi di sviluppo sostenibile si segnala nell’ambito degli investimenti in tecnologie rispettose dell’ambiente.

Tra le cooperative di servizi e tra le cooperative sociali l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto rappresenta il principale ambito di investimento nello sviluppo sostenibile promosso dalle aderenti nel 2020 (rispettivamente con il 37% e 34% delle cooperative).

Nella cooperazione di consumo e distribuzione al dettaglio, infine, quasi una cooperativa su tre, nel 2020, ha promosso e avviato momenti formativi/informativi interni sulle tematiche della sostenibilità.

Gardini: con il PNRR 2,4 milioni di lavori “green”

L’indagine di Censis Confcooperative non ha riguardato però solo il mondo della cooperazione, ma il generale la Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero la parte chiamata Rivoluzione verde e transizione ecologica. 
Gli interventi del Governo in questo ambito creeranno nuovi posti di lavoro e faranno diventare centrali nuove figure professionali. 

«Il PNRR – sottolinea Maurzio Gardini, presidente di Confcooperative – è la benzina verde della ripresa. Solo un anno fa il fabbisogno di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni. A distanza di un anno il grande balzo, la richiesta salirà a 2.375.000 per gli anni 2021 – 2025. Di questi 1.448.000 sono figure con competenze green elevate».

«Le imprese – aggiunge Gardini – saranno pronte ad assumere, ma in cinque anni, il mismatch, cioè la mancanza di occupati con competenze green, sarà di 741mila unità che possono pesare fino al 2,5% del PIL. Questo in un momento in cui le imprese stanno aumentando spesa e investimenti in sostenibilità.»

Tra le figure più richieste ci saranno i disegnatori industriali, gli idraulici e posatori di tubazioni, i verniciatori artigianali e industriali, gli ingegneri energetici e meccanici, i tecnici della sicurezza sul lavoro. Le opportunità occupazionali, dunque, non mancheranno. 
Saranno necessari però investimenti nella formazione e nell’accompagnamento delle imprese verso la transizione ecologica. Un’eventuale mancanza di figure professionali altamente qualificate, infatti, rischia di aggravare il gap competitivo dell’Italia con le altre nazioni, in particolare quelle del Nord Europa. 

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