Le cooperative di comunità sono delle società cooperative il cui scopo è costituito dalla produzione di vantaggi, ovvero beni o servizi, a favore una determinata comunità territoriale: gli esempi più recenti riportano di progetti su forestazione, agricoltura e zootecnia biologica, cura del verde e del territorio, turismo agreste, agriturismo, turismo scolastico e turismo di comunità, albergo diffuso, etc.

Anche se in Italia non mancano casi di cooperative di comunità il cui settore d’attività è imperniato nei servizi pubblici locali, quali ad esempio nei settori dell’energia elettrica, idrico o della gestione dei rifiuti, non vi è dubbio che oggi giorno il concetto di cooperativa di comunità viene associato per lo più a cooperative, spesso create da giovani, nate per rinvigorire piccoli borghi, portando ad una conseguente crescita del territorio in termini sociali ed economici.

cooperative comunitàE’ fuori di dubbio che la forma giuridica della cooperativa ben si adatti, forse anche meglio di altre, a rispondere anche da un punto di vista imprenditoriale alle nuove esigenze che la globalizzazione dei mercati, l’abbandono e lo spopolamento dei centri storici rurali, ed il modello di sviluppo capitalistico hanno creato; si favorisce così il ritorno ad una visione più “umana” anche dei rapporti economici e sociali, creando (o, forse, sarebbe meglio dire “ritornando”) ad un modello sociale in cui le tradizioni e le produzioni tipiche, la storia, l’ambiente, ed infine il rapporto personale in cui il cittadino non è considerato freddamente solo un “cliente”, sono al centro del progetto.

La costituzione di una cooperativa di comunità, da un punto di vista formale e giuridico, non diverge dalla costituzione di una qualsiasi cooperativa, in quanto l’unica differenza sarà costituita dall’oggetto dello scambio mutualistico, in questo caso costituito da un servizio rivolto agli appartenenti ad una determinata comunità.

Grazie al contributo dei cittadini/soci, è possibile quindi costituire una società cooperativa, per definizione “a gestione democratica”, che sarà altamente capace di adattarsi alle esigenze, peculiarità e problematiche del territorio in cui opera, valorizzandone al meglio le potenzialità, dando risposte alle esigenze agli abitanti, creando contestualmente nuove occasioni di lavoro ed evitando lo spopolamento di aree ricche di storia e cultura, ma ancor più di “rapporti sociali diretti”, a volte così latitanti nelle grandi città.

Dove lo Stato non arriva, o non può arrivare, dove l’imprenditoria privata non vede un interesse economico secondo modelli imprenditoriali basati esclusivamente sul profitto, potrà nascere (e gli esempi, nel nostro paese, non mancano) una cooperativa di comunità, in grado di erogare beni e servizi utili e necessari ai cittadini e, contemporaneamente, di garantire nuovi posti di lavoro. Più dello Stato, più dell’imprenditoria privata.