Le aziende del falso non conoscono crisiAbbigliamento, alimentare, software, profumeria e cosmesi, pelletteria, ma anche giocattoli e addirittura medicinali, sono solo alcuni dei comparti che non conoscono crisi, fatturando anche in tempi di ristrettezze quasi sette miliardi di euro.

Non si tratta dell’ultimo improvviso ed inatteso cambiamento di rotta di un’economia agonizzante, ma di un dato che riguarda un “mercato” particolare: quello del tarocco. Già, perché, a quanto pare, in Italia siamo ben disposti a tirare la cinghia su tutto, anche quando si tratta di mangiare, ma non siamo disponibili a trascurare la nostra immagine o a rinunciare a quella determinata firma, pur di apparire (altro che globalizzazione) o, più semplicemente, di risparmiare.

Peccato che, come spesso accade in questa sorta di impulso all’apparenza e al risparmio a tutti i costi, non si rifletta abbastanza sulle inevitabili conseguenze di questo agire.

Perché se da una parte fa tendenza avere quel determinato prodotto firmato, o anche quell’oggetto acquistato ad un costo più favorevole sebbene si tratti di falsi, sul giro di affari complessivamente sviluppato (dati della ricerca del ministero dello Sviluppo economico e del Censis) contribuiamo a sottrarre al Fisco la bellezza di 1,7miliardi di euro che non entrando nella casse legalmente, è praticamente impossibile ricevere scontrino da chi vende tarocchi, finisce per esser recuperato dallo stesso Fisco mettendo le mani in tasca, per altre vie, … indovinate in quelli di chi?

Seconda conseguenza: la contraffazione, e la manodopera che la sostiene, brucia 110mila posti di lavoro (stessa fonte dei dati). Anche in questo caso, indovinate a chi vengono sottratti quei posti di lavoro?

Indipendentemente dalla crisi in atto, il problema della contraffazione preesiste alla stessa e molto probabilmente tenderà a perpetrarsi nel tempo. È tuttavia tempo di prendere maggiore consapevolezza di quanto ciascuno, anche nel suo “piccolo”, può fare per porre rimedio ad un fenomeno che davvero non beneficia nessuno se non i “trafficanti di tarocchi”.

Infine, informazione non trascurabile, fare memoria che sostenere il mercato del falso vuol dire, in termini concreti, compiere un atto illecito sebbene, illusi, convinti di fare un affare.