Le comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro rilevano un dato che farà certamente discutere, soprattutto a livello politico.

Nel secondo trimestre del 2016 ci sono stati 221.186 licenziamenti, ben 15.264 in più rispetto al secondo trimestre del 2015. Le nuove regole sul mercato del istat lavorolavoro, soprattutto la modifica dell’articolo 18, hanno certamente svolto un ruolo di primo piano.
Non è un caso che molte delle cessazioni siano state promosse dai datori di lavoro. Quest’ultima categoria, infatti, è in un aumento dell’8,1%, mentre le cessazioni richieste dal lavoratore sono in forte calo (-24,9%).
Diminuiscono soprattutto le dimissioni (293.814, -23,9%) ed i pensionamenti (13.924, -41,4%).
In generale, nel periodo preso in considerazione ci sono state 2,19 milioni di cessazioni. La maggior parte di esse è avvenuta per la fine dei contratti a tempo determinato, ma ci sono comunque molti rapporti di lavoro terminati prematuramente per decisione unilaterale del datore di lavoro.

Questo è senza dubbio un dato che deve fare riflettere, nonostante non manchino alcuni segnali incoraggianti. Il saldo tra attivazioni e cessazioni, ad esempio, è positivo (2,45 milioni contro 2,19), così come aumentano, soprattutto per effetto del programma Garanzia Giovani, i nuovi contratti di apprendistato (+26,2%).
Le notizie negative non si fermano però all’aumento dei licenziamenti. Nel secondo trimestre del 2016, infatti, sono diminuite le attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
In questo arco tempo temporale registriamo 392.043 nuovi contratti stabili, con una variazione negativa del 29,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. Su tale andamento incide il taglio degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni stabili, portati dal 100% al 40% nell’ultima Legge di Stabilità.
Il trend, da questo punto di vista, appare abbastanza chiaro: senza un processo di crescita più veloce ed un taglio del cuneo fiscale, le nuove assunzioni saranno determinate da incentivi di natura estemporanea, destinati a provocare solo effetti di breve periodo.