Negli ultimi mesi imperversa la battaglia dei numeri sul mercato del lavoro italiano. Da una parte abbiamo come protagonista il Governo che vuole legittimare la sua azione, mostrando i risultati positivi del Jobs Act e delle agevolazioni contenute nelle Leggi di stabilità.

E allora inizia la rincorsa ai dati sul numero degli occupati, aumentati effettivamente di 265 unità nell’ultimo anno, accompagnati da una crescita dei contratti permanenti. Dall’altra parte agiscono le forze di opposizione che fanno notare come il tasso di disoccupazione sia ancora estremamente elevato (11,7% a settembre, come riporta l’ultima rilevazione dell’Istat) e come l’Italia possieda uno dei livelli di disoccupazione giovanile più alti in Europa (37,1% a lavoro-inattivisettembre, anche se in calo dell’1,2% rispetto al mese precedente).
In fondo è il gioco delle parti politiche. Al momento è difficile valutare il rendimento del mercato del lavoro italiano, apparso in realtà estremamente instabile e dipendente da fattori contingenti. In quest’ultima categoria rientrano, ad esempio, gli sgravi contributivi per i nuovi contratti a tempo indeterminato che hanno effettivamente portato ad un boom di rapporti di lavoro stabili, prima che l’ultima Legge di Stabilità riducesse in maniera sostanziale l’ammontare degli incentivi.
La modifica dell’articolo 18 ha reso inoltre meno gravose le assunzioni stabili per le aziende, ma ha inevitabilmente fatto crescere anche il numero di licenziamenti.
Si tratta, dunque, di un equilibrio sottile, ancora lontano da una svolta, in un senso o in un altro.

La vera svolta potrebbe essere rappresentata invece dalla diminuzione del tasso di inattività. Uno dei maggiori problemi del mercato del lavoro italiano risiede proprio nel numero elevato di “scoraggiati”, ovvero di persone che non solo non possiedono un lavoro, ma neanche lo cercano.
Gli ultimi dati, però, lasciano intravedere un futuro migliore. Come riportato dall’Istat nell’ultimo rapporto sugli occupati ed i disoccupati in Italia, “la maggiore partecipazione al mercato del lavoro nel mese di settembre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa alla diminuzione della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,9%, pari a -127 mila)“.
La stessa dinamica si manifesta su base annua. Negli ultimi dodici mesi, infatti, il numero di inattivi è diminuito di ben 508mila unità (-3,6%). Questo vuol dire che ci sono 500mila persone in più che cercano attivamente un lavoro. Il miglioramento delle politiche attive è uno dei (pochi) risultati positivi del programma Garanzia Giovani, che ha portato tanti giovani ad entrare nel circuito occupazionale e ha dato nuova linfa a dei centri per l’impiego pressoché moribondi prima dell’avvio di Garanzia Giovani.
Se di svolta vogliamo parlare, dunque, in merito al mercato del lavoro italiano, l’unica via percorribile è quella dell’inattività. Diminuire il numero di scoraggiati è essenziale per ridare dinamicità e fiducia alla società italiana: vorrebbe dire che la macchina è ripartita, in attesa di capire a che velocità ed in quale direzione sta andando.