In questi mesi si parla tanto, spesso senza cognizione di causa, del rapporto tra immigrazione e lavoro in Italia. 

La convinzione più diffusa, anche all’interno di alcune forze politiche, è che i processi migratori siano una delle cause dell’elevato tasso di disoccupazione italiano.
Debito_Banche_Borsa_CrisiSecondo la retorica populista imperante gli immigrati “tolgono il lavoro agli italiani”. Di fatto – e non era difficile da ipotizzare – non è così.
Lo dimostra uno studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sugli occupati stranieri in Italia di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, presentato in questi giorni al Festival del Lavoro a Roma.
La maggior parte degli stranieri (57%) – sottolineano i Consulenti del Lavoro – arriva in Italia per motivi di lavoro. Per questo motivo il tasso di occupazione degli immigrati è più alto rispetto a quello degli italiani 59% contro 56%.
Ma negli anni della crisi questa differenza si è notevolmente assottigliata. Nel 2008, infatti, ovvero prima dell’inizio della crisi, c’era una differenza di ben nove punti percentuali tra il tasso di occupazione degli stranieri e quello degli italiani; dal 2009 tale valore è iniziato a decrescere fino ad arrivare al 3% fatto registrare nel 2015.

La crisi, dunque, sembra aver colpito in misura maggiore gli stranieri come dimostrano anche le variazioni del tasso di occupazione, diminuito del 2% tra gli italiani negli anni della crisi contro il -6% degli stranieri.
Oggi la quota di immigrati occupati sul totale della forza lavoro nazionale è del 10,7%. I settori economici con una percentuale più elevata di stranieri sono quelli dell’agricoltura e delle costruzioni, dove supera il 16%, mentre a livello geografico la presenza degli stranieri è più forte al Nord e al Centro rispetto al Mezzogiorno.
Il fattore di sostituzione della manodopera italiana – sottolinea la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – si fa sentire soprattutto laddove i servizi e l’industria sono più sviluppate”.
Se analizziamo, infine, le singole professioni, quelle più diffuse tra gli immigrati sono il personale non qualificato addetto ai servizi domestici (14,8%) e le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati (11,3%).