Dopo essere stata approvata alla Camera, arriverà domani in Senato la legge sui minori stranieri non accompagnati. Il provvedimento va a colmare un vuoto normativo dell’ordinamento italiano.

Negli ultimi anni è aumentato a dismisura il numero di minori stranieri non accompagnati arrivati nella nostra Penisola. Il 2016, infatti, è stato l’anno record da questo punto di vista, con 25.772 aleppoarrivi a fronte dei 12.300 dell’anno precedente.
Per alcuni di loro l’Italia è solo un paese di passaggio prima di ricongiungimento con i propri parenti nel Nord Europa; per altri, invece, come nel caso dei minori provenienti dall’Egitto, il nostro Paese rappresenta un punto di arrivo.
L’Italia, al momento, non è in grado di gestire un flusso di questo tipo soprattutto a causa dell’assenza di un quadro normativo specifico. Migliaia di minori arrivati sul territorio italiano diventano improvvisamente irreperibili sfuggendo al sistema di accoglienza per via dei lunghi tempi di attesa prima del riconoscimento dello stato di rifugiato. Accade così che tanti minori finiscano subito a lavorare, spesso sottopagati, per saldare i debiti contratti per venire in Italia.

È positivo, dunque, che lo Stato italiano abbia deciso di regolamentare la loro situazione sotto la pressione anche di associazioni umanitarie e organizzazioni internazionali come Save the Children, Amnesty International Unicef.
La legge, che dovrebbe essere approvata in via definitiva nella giornata di giovedì, afferma il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori non accompagnati. Oltre a sancire un principio fondamentale per il rispetto dei diritti dei minori, il Ddl interviene su una serie di altri aspetti.
Uno dei problemi più grandi del sistema di accoglienza italiano è la lentezza dei processi di identificazione. Il provvedimento accelererà le suddette procedure e le uniformerà su tutto il territorio nazionale. Una volta arrivati in Italia i minori saranno accolti in centri specifici per la loro identificazione (al momento questa attività viene svolta negli hotspot e attraverso procedure mediche invasive) alla presenza di un mediatore culturale; successivamente potranno iniziare un percorso di inclusione sociale attraverso i progetti della rete SPRAR.
Verrà costituito, infine, un albo dei tutori volontari ed incentivato l’affido in famiglia, istituto ancora poco diffuso nel nostro Paese.