Istat: nel 2014 il 28% degli italiani a rischio povertà o esclusione sociale

L’Istat ha fornito i dati sulle stime di povertà ed esclusione sociale degli italiani nel 2014 in base ai redditi percepiti nel 2013.
Quello descritto dall’Istituto di statistica è un quadro inquietante che mostra come la crisi abbia accresciuto le diseguaglianze portando molto famiglie alle soglie della povertà.
Nel 2014 si attesta al 28,3% la stima delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale residenti in Italia, secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020.

All’interno di questa categoria rientrano tutte le persone caratterizzate da da grave deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro (calcolata sul numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante il 2013).
dati consumi italiaNel 2014 è diminuita la percentuale di persone gravemente deprivate per effetto della riduzione del numero di individui che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 13,9% al 12,6%), una settimana di ferie all’anno lontano da casa (dal 51,0% al 49,5%) o una spesa imprevista pari a 800 euro (dal 40,2% al 38,8%).
Aumenta, invece, la percentuale di persone con bassa intensità lavorativa, soprattutto nel Mezzogiorno (dal 18,9% al 20,9%).
In generale sono solamente cinque i paesi dell’Unione Europea con un rischio di povertà o esclusione sociale maggiore rispetto all’Italia: Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%), Ungheria (31,1%).
Spagna, Croazia e Portogallo hanno, invece, valori simili a quelli del nostro Paese.
Dall’indagine dell’Istat si può ricavare anche il livello di reddito delle famiglie italiane ed il grado di diseguaglianza.
Nel 2013 – riporta l’Istat – si stima che la metà delle famiglie residenti in Italia abbia percepito un reddito netto non superiore a 24.310 euro l’anno (circa 2.026 euro al mese); questo valore scende a 20.188 euro nel Mezzogiorno (circa 1.682 euro mensili)”.
Il Sud Italia si contraddistingue anche per un grado di diseguaglianza maggiore: la stima dell’indice di Gini, infatti, è di 0,305 contro lo 0,296 nazionale.

Scrivi un commento, alimenta la discussione