Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, nel mese di aprile 2017 l’Italia fa registrare un netto calo del tasso di disoccupazione e del numero di disoccupati. I dati dell’istituto di statistica segnalano un tasso di disoccupazione dell’11,1% (dato minimo dal settembre 2012), con una variazione negativa dello 0,4% su base mensile e dello 0,6% su base annua. 

Cala anche il numero di persone in cerca di lavoro. Rispetto a marzo, infatti, ci sono 105mila disoccupati in meno (-3,5%), mentre nel confronto con l’anno precedente si registra una riduzione di ben 146mila unità.
I dati sono senza dubbio positivi e sono confermati dalle rilevazioni sul numero di occupati. In Italia, secondo l’Istat, nel mese di aprile 2017 la stima degli occupati è salita dello 0,4% su base congiunturale (+94 mila unità); rispetto ad un anno fa, invece, gli occupati sono aumentati di 277mila unità.
La crescita interessa soprattutto i lavoratori dipendenti (+380mila), mentre diminuisce il numero di indipendenti (-103mila).

Uno degli aspetti più importanti della rilevazione Istat riguarda la componente anagrafica. I dati di aprile confermano una tendenza emersa negli ultimi mesi. A trainare il mercato del lavoro italiano e la sua ripresa sono soprattutto gli over 50. Come evidenzia l’Istat, infatti, la crescita degli occupati è particolarmente accentuata tra gli ultracinquantenni (+362 mila) e più contenuta tra i 15-34enni (+37 mila), mentre calano i 35-49enni (-122 mila).
L’innalzamento dell’età pensionabile ed il generale invecchiamento della popolazione italiana iniziano, dunque, a modificare in maniera strutturale il mercato del lavoro nostrano. La conferma viene anche dati sulla disoccupazione giovanile, rimasta stabile al 34% rispetto al mese precedente e diminuita di 3 punti percentuali nel confronto con aprile 2016.
Il prospetto dell’Istat offre, in via definitiva, dei motivi per essere ottimisti, soprattutto per via del costante aumento del numero di lavoratori dipendenti, assunti sia con contratti a termine che a tempo indeterminato. Bisognerà, però, invertire la tendenza della componente anagrafica, provando ad incentivare in maniera decisa il turnover generazionale e ridando fiducia a quell’esercito di giovani che non lavora e non cerca lavoro.