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Inflazione, Legacoop-Ipsos: 6 italiani su 10 sono costretti a ridurre le spese

1 Agosto 20235 min read

L’aumento dei tassi continua a protrarre i suoi effetti negativi sulle famiglie, inducendo gli italiani a ridurre lo shopping, i consumi energetici e le attività di svago. Sei italiani su dieci (57%) sono costretti a ridurre drasticamente i consumi. Sono questi i dati emersi dal report FragilItalia elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos sul tema “Inflazione e consumi”, condotto su un campione rappresentativo della popolazione (800 casi di 18 anni e oltre).

I risultati del sondaggio

Per far fronte ai rincari, il 53% della popolazione riduce i consumi di energia elettrica, il 51% le spese per attività culturali e di svago, il44% i consumi del gas.

Una tendenza che non si esaurirà nell’immediato futuro, ma pare sia destinata a proseguire. Il 57% che si vedrà costretto a ridurre o evitare le spese in divertimenti, il 52% le cene in ristorante e i viaggi, il 48% i prodotti in delivery, il 47% i piatti pronti.

Tali voci sono seguite dalla riduzione o dalla rinuncia all’acquisto per prodotti di elettronica (46%), della cultura (45%), di abbigliamento (41%), di bellezza (40%), di scarpe (39%). 

Relativamente alla spesa alimentare, il pesce guida la classifica delle percentuali di chi dovrà rinunciarvi o ridurne il consumo (31%), seguito dai consumi di gas ed energia elettrica (28%), da salumi, carni, alimenti

Aumento delle diseguaglianze

A pagarne le conseguenze è soprattutto il ceto popolare: in questa fascia di popolazione, infatti, la riduzione dello shopping interessa il 74% degli italiani (contro il dato medio del 57%), quella del consumo di energia elettrica il 71% (contro il 53%), quella delle spese per attività di svago il 66% (contro il 51%) e quella del consumo di gas il 56% (contro il 44%). È comunque da evidenziare come, rispetto alla precedente rilevazione (del settembre 2022), a livello medio complessivo calino, rispettivamente di 10 e di 12 punti percentuali, le quote di chi ha dovuto ridurre i consumi di energia elettrica e di gas.

L’impatto dell’incremento dei costi e dei prezzi nell’ultimo anno è stato forte e ha aumentato le diseguaglianze nel nostro Paese”, – commenta Simone Gamberini, presidente di Legacoop – e per quanto il Paese abbia resistito, sia dal lato della produzione sia dei consumi, gli aumenti hanno colpito i bilanci delle famiglie in modo asimmetrico, penalizzando i ceti più fragili per i quali incidono maggiormente i consumi essenziali quali energia, mutui, alimentari”.

Il presidente Gamberini sottolinea la necessità di politiche pubbliche coraggiose per sostenere la domanda e per evitare ulteriori cali nei consumi, che potrebbero portare a una recessione economica e disagio sociale.

Focus sulla spesa alimentare

Il report contiene anche un focus sugli effetti dei rincari sulla spesa alimentare, concentrandosi sulle strategie di acquisto messe in atto dalle famiglie per fare fronte all’aumento dei prezzi dei prodotti, sui canali di vendita utilizzati per gli acquisti alimentari e sulla shrinkflation.

Per quanto riguarda le strategie di acquisto, il 51% degli intervistati dichiara di aver ridotto l’acquisto di prodotti superflui (-7 punti percentuali rispetto a settembre 2022), il 49% di limitare gli sprechi di cibo (-4 punti), il 46% di acquistare soprattutto i prodotti in promozione (-9 punti), il 42% di fare maggiori scorte di prodotti in promozione, il 32% (-6 punti) di cercare i prodotti più convenienti, anche se non abitualmente consumati.

Riguardo ai canali di vendita dei prodotti alimentari, i risultati del sondaggio evidenziano un aumento medio della frequenza di acquisto del 29% nei discount (53% nel ceto popolare). In diminuzione, invece, la frequenza degli altri canali: del 27% nei negozi al dettaglio (41% nel ceto popolare), del 23% nei piccoli supermercati (ceto popolare 39%), del 14% negli ipermercati (45% nel ceto popolare), del 13% nei supermercati (41% ceto popolare).

Infine, netto il giudizio negativo (espresso da più di 7 italiani su 10), sulla shrinkflation, ovvero la pratica, messa in atto da alcune aziende, di ridurre la quantità di prodotto contenuto in una confezione per mantenerne fermo il prezzo. Quattro italiani su dieci (il 41%) la considerano una truffa ai danni dei consumatori, 3 su dieci (il 32%) la considerano sbagliata, una presa in giro dei consumatori ai quali non viene comunicata in modo trasparente la riduzione di peso della confezione.

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