Era dal 1959, anno di piena deflazione, che l’Italia non presentava un livello di inflazione così basso.
A rivelarlo è l’Istat attraverso i dati sui prezzi al consumo nell’ultimo mese dell’anno.

A dicembre l’inflazione risulta invariata rispetto al mese precedente e vede, invece, un lieve aumento (+0,1) su base annua.
disoccupati bankitaliaSi tratta del terzo anno consecutivo che i prezzi al consumo diminuiscono rispetto all’anno precedente.
Questa volta il livello annuo di inflazione è dello 0,1% dopo lo 0,2% del 2014.
I dati appena riportati dimostrano come i provvedimenti presi dalla Bce, uno su tutti il Quantitative Easing, non abbia sortito gli effetti sperati. L’acquisto di titoli di stato da parte delle banche nazionali non ha causato l’aumento del livello generale dei prezzi.
L’obiettivo di Draghi era di portare l’inflazione al 2%: un traguardo, a questo punto decisamente distante. Come riportato da Eurostat, infatti, l’inflazione nell’area Ue è rimasta stabile sul +0,2%, spingendo così le istituzioni europee a porsi degli interrogativi sull’efficacia delle misure adottate.

Per quanto riguarda l’Italia, l’inflazione prossima allo zero è da ricondurre per lo più al crollo del prezzo dei beni energetici non regolamentati (-8,8%), mentre i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si attestano al +0,9%.
Ai livelli minimi dell’inflazione fa da contraltare un dato positivo che riguarda le previsioni sui consumi. Secondo il Rapporto Coop nel 2016 i consumi cresceranno dell’1,4%, che sarebbe la variazione positiva più alta dell’ultimo decennio.
Più di un terzo degli italiani ritiene che il 2016 sarà “l’anno della speranza” ed un sesto crede, invece, che sara “l’anno del cambiamento”. I consumi procapite dovrebbero comunque essere di circa 1.700 euro inferiori ai livelli raggiunti prima della crisi.