Incontro fiat governoEra l’“avvenimento” più atteso del weekend dopo una settimana di comunicati (il primo quello di Fiat che annunciava l’ipotesi del blocco degli investimenti del progetto Fabbrica Italia), di sussulti e contestazioni (quelle dei sindacati con in testa la Fiom), di richiesta di chiarimenti (da parte di esponenti del governo), di inutili polemiche e accuse all’amministratore delegato Sergio Marchionne (Diego della Valle e Romiti, su tutti), e così è stato.

Sabato, a Palazzo Chigi, erano gli uni di fronte agli altri: i vertici Fiat da una parte, John Elkann e Sergio Marchionne, il Presidente del Consiglio Mario Monti, i Ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Fabrizio Barca e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, dall’altra. Tutti attorno allo stesso tavolo. Tutti in giacca e cravatta, vista la “solennità” dell’incontro, con la dovuta eccezione del ministro Fornero e l’abituale maglione dell’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne.

Tanto rumore per nulla. Lo stesso Marchionne, tirato per la “giacca” a più riprese in questi giorni, lo aveva annunciato: <per dirci cosa>, considerata la realtà del mercato dell’auto in questo momento (sebbene duri da almeno due anni) e l’impossibilità di alcun intervento da parte del governo sui piani aziendali del gruppo torinese.

Tanto rumore per nulla, poiché affermare che la Fiat si impegna sull’Italia “investendo al momento idoneo, per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo” è riaffermare il comunicato di otto giorni addietro e ribadire quanto più di elementare vige nelle politiche di investimento di qualsiasi azienda e non solo di Fiat: nel momento in cui il mercato lo consente, torneremo a investire.

Facendo un parallelo più vicino alla nostra esperienza, si potrebbe spiegare tutta la vicenda in questo modo: una famiglia dice di non poter più sostenere spese straordinarie poiché le stesse si tradurrebbero in costi senza trarne alcun beneficio; il governo interviene, preoccupato, perché in questo modo il ciclo virtuoso dei consumi si interrompe mettendo a rischio altre famiglie. Decide così di convocarci; nell’incontro, di “comune accordo”, conveniamo che appena cessata la crisi dovremo tornare a spendere e investire. Ma va?

L’esempio è elementare ma, mi auguro, spieghi bene tutto l’accaduto.

“Scontato” anche il comunicato congiunto emesso a fine vertice: “il Governo e Fiat hanno stabilito di impegnarsi per assicurare nelle prossime settimane un lavoro congiunto utile a determinare requisiti e condizioni per il rafforzamento della capacità competitiva dell’azienda. In pratica: lo Stato interviene, in forma straordinaria, in deroga, finanziando nuova cassa integrazione.

Cinque ore per non dire nulla di più di quanto era prevedibile.

Peccato che ciò per la famiglia di cui sopra non sia possibile attuarsi: tutt’altro, pare proprio che queste ultime sopportino il peso maggiore della crisi non potendo godere di alcun intervento, né ordinario e tantomeno straordinario, da parte del governo. E la preoccupazione che, a crisi finita, non disponga più delle risorse per tornare a spendere (sono servite per far fronte alla crisi stessa).