Sono 78 gli enti del terzo settore accreditati per svolgere servizi per l’impiego. Negli ultimi anni il non profit è diventato sempre più presente nel campo delle politiche attive, soprattutto per l’effetto “Garanzia Giovani”: il programma europeo di lotta alla disoccupazione giovanile ha portato ad un notevole aumento dell’attività dei centri per l’impiego, chiamati a fare da matching tra la domanda e l’offerta di lavoro. 

Gli enti non profit hanno sempre svolto in via ufficiosa attività di sostegno per le persone svantaggiate, aiutandoli nella ricerca di un posto di lavoro. Negli ultimi anni però hanno deciso anche di fare un passo ufficiale e di diventare a tutti gli effetti dei soggetti accreditati per svolgere servizi di orientamento e terzo-settoreaccompagnamento al lavoro. Secondo Isfol, in Italia ci sono circa 800 enti accreditati, di questi 78 sono enti del terzo settore. La maggior parte delle organizzazioni sono attive in Veneto (21 enti non profit), segue la Lombardia (14) e le Marche (12).
Sono soprattutto le cooperative sociali a farla da padrone. La peculiarità del non profit nel campo delle politiche attive è ovviamente l’orientamento al lavoro per le persone svantaggiate. Spesso, infatti, le coop di tipo B riescono a trovare un’occupazione ai propri soci o a quelle persone che non hanno le competenze e le conoscenze per cercare in maniera proficua un’attività lavorativa.
Accade così che le cooperative sociali li aiutino a redigere il curriculum o li indirizzino in aziende propense ad assumere figure svantaggiate come un migrante o un ex-detenuto.
I costi di un’operazione del genere sono però alti. Oltre ai servizi di accompagnamento, infatti, sono necessarie anche specifiche attività di formazione, come nel caso degli ex-detenuti per evitare la recidiva. E non è un caso che siano pochi gli enti for profit disposti ad investire tempo e risorse per fornire attività di accompagnamento e orientamento al lavoro per queste categorie di lavoratori. Le cooperative ed in generale le imprese sociali, invece, reinvestono i propri utili per lo sviluppo delle attività statutarie e quindi sono maggiormente propense a svolgere servizi di questo tipo. >
Anche il non profit, però, denuncia la scarsità di risorse per avviare attività personalizzate e continuative nel tempo per aumentare il livello di inclusione sociale e diminuire allo stesso tempo il numero di disoccupati, anche e soprattutto tra le fasce più deboli. Su questo punto il Governo dovrà intervenire in maniera urgente perché un mercato del lavoro realmente dinamico non può prescindere da un sistema di politiche attive efficiente.