È in corso di svolgimento a Verona l’edizione numero 51 del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati, diventato ormai un appuntamento imperdibile per le imprese e gli esperti del settore. 

Il mondo della cooperazione è storicamente una colonna portante di tutto il comparto. Lo dicono i numeri e lo raccontano soprattutto le storie delle cantine cooperative. Le etichette cooperative sono la piena espressione del territorio d’appartenenza e delle persone che stanno dietro il prodotto finale.
Sono in tutto 498 le cantine cooperative italiane con un giro d’affari di 4,3 miliardi, corrispondente al 40% del fatturato nazionale di settore. Quest’anno hanno partecipato al Vinitaly circa 200 cooperative vitivinicole, portando i loro prodotti e soprattutto le loro esperienze.
L’universo cooperativo annovera tra le proprie fila alcune delle maggiori imprese del comparto. Parliamo, ad esempio, di Cantine Riunite &CIV, Caviro, Mezzacorona, Cavit, Soave, Gruppo Cevico, Collis Veneto Wine Group e La Marca, tutte imprese che superano i 100 milioni di fatturato e che producono valore e lavoro per il territorio.

cooperative vinoIl vino cooperativo ha un ottimo rendimento sul mercato estero. Secondo l’Alleanza delle Cooperative il fatturato aggregato dell’export vitivinicolo cooperativo è di 1,8 miliardi, pari al 42% dell’intero fatturato delle cantine cooperative e ad un terzo del valore delle esportazioni di vino su scala nazionale.
Oggi le cooperative rappresentano, inoltre, il 58% della produzione vinicola italiana e danno lavoro a 9.000 addetti.

Questi numeri potrebbero subire un ridimensionamento con l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il quale ha più volte annunciato di volere portare avanti un politica fortemente protezionista. L’apposizione di dazi doganali al confine con gli Usa rischia di danneggiare il mercato vinicolo italiano.
L’Italia, infatti, è il primo paese fornitore di vino negli Usa, sia in valore (1,6 miliardi di euro, + 6,1% rispetto al 2015, meglio anche della Francia, ferma a 1,4 mld), che in volume (3,2 milioni di ettolitri).
I produttori nostrani, però, come mostra un’indagine dell’Alleanza delle Cooperative, non sembrano essere preoccupati dalle parole di Trump. La coordinatrice del settore vino dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Ruenza Santandrea, spiega il perché: “Non dimentichiamo infatti che gli Usa hanno anche un notevole peso come paese esportatore di vino, collocandosi al settimo posto nella graduatoria mondiale in volume e al quinto in valore. Se venissero messi dazi e barriere, tutti gli scambi commerciali subirebbero un contraccolpo e gli stessi produttori californiani finirebbero per essere penalizzati“.