Misurare il benessere di un Paese esclusivamente attraverso indicatori tradizionali come il Pil significa non comprendere le criticità del sistema capitalista emerse durante la crisi.

La crescita del Prodotto Interno Lordo senza un miglioramento effettivo della qualità della vita e dell’accesso ai servizi diventa un segnale fuorviante sulla fil-festsalute di una nazione. È necessario, dunque, ripensare non solo i modi di produzione e di erogazione dei servizi, ma occorre anche rivedere i principali indicatori economici, inserendo degli strumenti utili a misurare la felicità della popolazione.
Oggi, più che mai, l’idea di benessere esula dalla mera sfera economica ed abbraccia il concetto di felicità. Si tratta di un’impostazione diversa dalla teoria economica classica, ma che può diventare vincente in un momento storico di crisi dei tradizionali schemi economici.
Occorre dunque mettere l’uomo e la sua salute al centro delle politiche economiche ed interrogarsi su quali siano gli strumenti migliori per perseguire uno sviluppo equo e sostenibile. Si tratta in poche parole di riportare la felicità nella vita delle persone, che sia sul posto di lavoro, nelle piazze o nella vita privata.

Si parlerà di questi temi al Fil Fest 2016, il festival della felicità interna lorda organizzato da Impact Hub Siracusa, Zo centro culture contemporanee, Blumedia, Officine Culturali.
L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, si svolgerà a Catania dal 2 al 4 dicembre e vedrà tra i protagonisti economisti, sociologi, imprenditori ed artisti. Anche l’impresa sociale avrà un ruolo essenziale: un modello imprenditoriale capace di coniugare impatto economico, ambientale e sociale può aiutare a rafforzare i rapporti umani e a rendere il benessere individuale e collettivo centrale nell’azione di un imprenditore.
Il tema principale del Fil Fest 2016 riguarda le Terre, ovvero i modi di abitare la terra e rispondere a sfide planetarieRiflettere sulle terre significa innanzitutto interrogarsi sulle questioni ambientali, come i cambiamenti climatici.
Parlare delle Terre, però, vuol dire anche ragionare sulle nostre coltivazioni, sulle nostre patrie culturali e sui rapporti che costruiamo sul nostro territorio e che ci rendono felici.