Questa settimana hanno destato scalpore i dati pubblicati dall’Istat sul mercato del lavoro italiano. La sorpresa non viene tanto e solo dal tasso di disoccupazione che rimane invariato al 12% o dalla disoccupazione giovanile che supera il 40%, ma dall’aumento notevole del numero di occupati over  50. 

Rispetto ad un anno fa, a dicembre 2016 abbiamo addirittura 410 unità lavorative in più che hanno più di 50 anni. Dall’altra parte, invece, gli addetti di età compresa tra i 15 ed i 49 sono diminuiti di 168mila unità.
Abbiamo di fronte, dunque, numeri abbastanza clamorosi che renderebbero ancora più evidenti le difficoltà del mercato del lavoro italiano ad assorbire l’offerta di lavoro giovane. C’è, però, una grande precisazione da fare e ad effettuarla è la stessa Istat.

Ad influenzare il rendimento delle diverse classi di età è soprattutto l’invecchiamento della popolazione italiana. Nell’ultimo secolo e in misura ancora più pensioni-inpsevidente dopo la crisi, abbiamo assistito ad un progressivo innalzamento della età media della popolazione. Secondo gli ultimi dati Istat, relativi all’anno 2015, l’età media della popolazione italiana è di 44,4 anni, in aumento del 4,5% rispetto al 2005. Stessa dinamica per la speranza di vita: oggi la speranza di vita per una donna italiana è di 84,7 anni (+1,4% sul 2005) e per un uomo di 80,1 anni (+2,6% rispetto a dieci anni fa).
I progressi tecnologici nel campo della medicina ed i processi di modernizzazione e secolarizzazione hanno portato enormi cambiamenti nella società italiana ed europea, spostando più in là di qualche anno l’età media della popolazione e diminuendo la fecondità. Anche nelle regioni del Mezzogiorno e tra le famiglie straniere c’è stata una diminuzione del numero di figli, causando così un vero e proprio deficit demografico.

Così si spiegano anche i dati Istat sull’occupazione. Ci sono sempre più over 50 nel mercato del lavoro perché è assente qualsiasi forma di ricambio generazionale. Come spiega in maniera puntuale Infodata, negli ultimi due anni la popolazione under 50 è calata del 2,5%, mentre il numero di over 50 è aumentato del 3,1%, aggravando così il debito demografico. Lo stesso innalzamento dell’età pensionabile ha rinviato il turnover generazionale facendo crescere la quantità di “anziani” nei posti di lavoro.

Siamo di fronte, dunque, ad un problema prima di tutto demografico che è, tra l’altro, di difficile soluzione. Secondo le ultime stime dell’Istat, infatti, nel 2065 l’età media della popolazione italiana sfiorerà i 50 anni e, salvo radicali cambiamenti sociali, è difficile prevedere un aumento della fertilità.
Il gap generazionale è destinato, dunque, ad acuirsi e neanche i fenomeni migratori sembrano in grado di compensare questo squilibrio tra vecchi e giovani.
Pare quindi che il vero problema, più di tanti altri maggiormente reclamizzati, possa essere l’invecchiamento della popolazione.