Giovani e disoccupazioneLa notizia oramai non desta più sorpresa. Sul fronte della disoccupazione i dati relativi al mese di agosto pareggiano i livelli record dei mesi di giugno e luglio, attestandosi al 10,7% ma, e la notizia probabilmente sta in questo, in aumento del 2,3% su base annua.

All’Istat, questo ingrato compito, di sviscerare mensilmente dati, da un po’ di tempo a questa parte, sempre più sconfortanti, in particolare per l’universo femminile dove il livello di occupazione scende ancora di uno 0,3% anche su base annua: 80mila unità in meno.

La disoccupazione giovanile, in età 15-24 anni, è al 35,3%, in calo di uno 0,5% rispetto al mese di luglio, ma aumenta su base annua (5,6%), così come gli inattivi, tra i 15 e i 64 anni, dello 0,6% pari a 92mila unità in meno.

In soldoni, su base annua, le persone alla ricerca di un posto di lavoro aumentano di 640mila unità, pari al 30,4%, raggiungendo la cifra di 2.774.000 unità. In Italia il dato più alto dal gennaio 2004.

Il fenomeno tuttavia non si ferma solo al nostro Paese per estendersi, informa più o meno generalizzata, all’intera Europa dove solo Austria (4,5%), Lussemburgo (5,2%), Olanda (5,3%) e Germania (5,5%) registrano i tassi più bassi a fronte di Stati come la Grecia e la Spagna con cifre ancora maggiori rispetto all’Italia: rispettivamente con tassi di disoccupazione del 55,4% (a giugno) e del 52,9%. Sono 25milioni i giovani in cerca di prima occupazione.

Nell’Eurozona, i Paesi dove circola l’euro, si contano complessivamente 11milioni e 196mila disoccupati pari all’11,4%.

Negli Usa la disoccupazione, ad agosto, è dell’8,1%, in Giappone al 4,1%.

I commenti, unanimi nel definire “preoccupante e inaccettabile” tale situazione si sprecano. Purtroppo non si sprecano le iniziative volte ad affrontare con determinazione un fenomeno che, come dicevamo, di record in record, ricade soprattutto sulle fasce giovanili di molti Paesi a partire proprio dall’Italia.

Un po’ com’è accaduto per il provvedimento del fondo salva-Stati, non sarebbe poi così pellegrina l’idea di un tavolo europeo capace di affrontare comunitariamente il problema disoccupazione con interventi, anche finanziari, destinati alle piccole, medie e grandi industrie.

Maggiore occupazione equivale, in buona sostanza, alla ripresa dell’economia.

Perché aspettare ancora?