Dopo la fine delle quote latte il prezzo di raccolta alla stalla ha raggiunto livelli estremamente bassi (andiamo dai 30 ai 37 centesimi al litro in base al tipo e alla zona di produzione), portando il settore lattiero caseario italiano nel baratro di una crisi profonda. 

Sovraproduzione, prezzi bassi, invasione di prodotti esteri: sono questi i sintomi più evidenti di un disagio potenzialmente letale per l’intero comparto, lattesoprattutto per le stalle più piccole. I produttori dovranno, dunque, sperare in un intervento delle istituzioni italiane ed europee per regolamentare un mercato vittima della liberalizzazione sfrenata.
Ci sono però anche delle soluzione interne che, se sostenute adeguatamente a livello istituzionale, possono dare respiro a tutto il comparto.

L’esempio in questo caso viene dall’Olanda, patria della frisona, la razza bovina più utilizzata per gli allevamenti da latte anche nel nostro paese. Gli allevatori olandesi, con l’aiuto delle istituzioni, sono riusciti a coniugare la sostenibilità ambientale con la redditività. FrieslandCampina, ovvero la più grande cooperativa di produttori di latte del paese, che raggruppa più 13.500 stalle, ha investito 150 milioni di euro per trasformare il letame delle vacche in energia pulita.
La coop ha creato una società finanziaria, la Jumpstart, che aiuterà i soci fornitori a dotarsi di impianti di biogas per ridurre le emissioni di CO2.

La presenza di impianti biomassa e biogas non rappresenta di certo una novità per le aziende italiane: sono decine le realtà nostrane che scelgono la strada della sostenibilità e dell’auto-produzione di energia elettrica, effettuando investimenti ad alto impatto sociale ed ambientale. La novità dell’esperienza olandese riguarda, invece, l’aver coniugato gli investimenti in energia pulita con l’aumento del prezzo del latte: i produttori che decidono di installare gli impianti di riciclaggio di letame incassano, infatti, 10 euro in più ogni mille kg di latte prodotti.
E c’è di più. Per evitare che le aziende abbandonino la pratica dell’allevamento al pascolo, trasformando le vacche in animali da produzione intensiva di energia elettrica, sono stati introdotti anche degli incentivi per chi mantiene i pascoli.
Si tratta, dunque, di un esperimento da tenere sotto controllo e possibilmente da replicare anche in Italia, dove sostenibilità e qualità hanno sempre camminato insieme senza essere sostenute però da un’adeguata remunerazione.