Aosta e Vibo Valentia sono due province agli antipodi. Lo sono innanzitutto per la collocazione geografica: una al confine con la Francia e la Svizzera ed abbracciata dalle Alpi, l’altra immersa nel profondo Sud, con i suoi sprechi, le sue contraddizioni ed il suo fascino mediterraneo quasi primordiale. 

Ma la distanza tra le due realtà non è tracciata tanto dai chilometri o dalle diversità paesaggistiche, quanto dalla qualità della vita. Come ogni anno Il Sole 24 Ore ha stilato la classifica sulla qualità della vita nelle province italiane. L’indagine non prende in considerazione la soddisfazione e la felicità dei cittadini, ma si qualità della vita 2016limita a valutare le opportunità offerte ai propri abitanti.
Ciascuno di noi, per sviluppare la propria personalità e mettere a frutto i propri talenti, ha bisogno di un contesto cittadino adeguato, di territori che offrano stimoli culturali, che sappiano garantire sicurezza e servizi essenziali, oltre ovviamente ad assicurare opportunità di lavoro e di reddito.
La classifica de Il Sole 24 Ore analizza 42 indicatori (l’anno scorso erano 36) suddivisi in sei categorie:

  • Reddito, risparmi, consumi
  • Affari, lavoro, innovazione
  • Ambiente, servizi, welfare
  • Demografia, famiglia, integrazione
  • Giustizia, sicurezza, reati
  • Cultura, tempo libero, partecipazione

La classifica finale non è altro che la somma dei punteggi ottenuti dalle singole province nei diversi indicatori. Può accadere che un territorio abbia un rendimento scadente per quanto riguarda il Pil pro capite o il tasso di disoccupazione, ma che presenti canoni di locazione bassi ed un numero limitato di scippi e borseggi. E questo è il caso delle province del Mezzogiorno, specie della Calabria, dove però livelli di reddito bassissimi, la scarsa natalità delle imprese e tassi di disoccupazione tra i più alti d’Europa riducono le opportunità di ascesa sociale dei cittadini.

Quest’anno all’ultimo posto della graduatoria de Il Sole 24 Ore si colloca proprio Vibo Valentia. La provincia calabrese toglie questo poco ambito primato ad una corregionale, ovvero Reggio Calabria.
Vibo perde innanzitutto la sfida occupazionale, specie tra i più giovani, dove il tasso di disoccupazione supera addirittura il 60%. Giovani che non trovano lavoro e sono costretti dunque a lasciare la propria terra per emigrare in altre zone d’Italia o all’estero. Non è un caso che Vibo presenti il più alto tasso di migrazione dei propri abitanti. Non va meglio la pagella ambientale e quella culturale, che raccontano una provincia povera di opportunità ricreative e colma di abusi edilizi, abitazioni non finite ed industrie abbandonate.

Al primo posto, invece, per la terza volta da quando venti sette anni fa è nata questa indagine, troviamo Aosta. Il primato valdostano è l’ennesima conferma dell’elevata qualità della vita delle piccole e media realtà cittadine italiane, soprattutto quelle situazione in aree montane. Gli indicatori economici parlano tutti a favore della provincia al confine con la Francia. Aosta, tra le altre cose, dimostra di essere sempre più innovativa grazie alla nascita di startup dall’elevato contenuto tecnologico.
Voti alti anche sulla demografia, il patrimonio immobiliare e l’ordine pubblico. Tra le metropoli spicca il secondo posto di Milano, patria delle startup ed in generale vero e proprio motore dell’economia italiana.
Terzo posto per Trento, davanti a Belluno e Sondrio. Roma invece si colloca al 13° posto, mentre Napoli sprofonda in quartultima posizione, davanti solo a Caserta e per l’appunto a Reggio Calabria e Vibo Valentia.