2-per-mille-cultura

Cultura: cresce l’occupazione nelle cooperative, spaventano i prezzi delle materie prime

Nell’ultimo quadrimestre del 2021 le cooperative aderenti a Legacoop hanno fatto registrare una crescita sia in termini di domanda di beni e servizi che di occupazione. 
Lo rivela il report congiunturale dell’Area Studi di Legacoop che analizza la situazione del mondo cooperativo in quello che è stato l’anno della ripartenza per molti settori dell’economia italiana.

Cultura e manifattura i settori che crescono di più

Uno dei comparti che aveva patito di più le chiusure imposte dalla pandemia è quello culturale. Secondo l’indagine di Legacoop, però, negli ultimi quattro mesi del 2021 la domanda di beni e servizi delle attività culturali è aumentata del 48,8%; seguono le attività manifatturiere (+44,8%) e le costruzioni (+40,9%). Male invece le cooperative della distribuzione e dell’agroalimentare, ovvero due categorie che avevano retto bene i primi mesi di pandemia al netto della chiusura del canale Ho.Re.Ca.

Per quanto riguarda invece l’occupazione, rimane stabile per il 64% delle cooperative. L’aumento degli occupati ha riguardato soprattutto le coop del Nord (28%), mentre a livello settoriale, gli incrementi superiori rispetto al dato medio si registrano nei comparti dell’industria delle costruzioni (40,9%), delle attività culturali (32,6%), delle attività manifatturiere (26,9%), ai quali si aggiunge la cooperazione sociale, con il 28,8% delle cooperative che evidenzia un incremento dell’occupazione. Nelle cooperative di servizi, invece, emerge un calo occupazionale superiore al dato medio (17,1% rispetto all’11%).

«Le nostre cooperative hanno reagito complessivamente bene alla Pandemia” – dichiara Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – hanno preservato occupazione, continuato a fornire servizi essenziali, e atteso il momento giusto per ripartire con vigore. Dalla primavera scorsa abbiamo riscontrato un costante incremento della fiducia, e una progressiva ripresa dei settori più colpiti dalle chiusure. Finalmente, in questo quadrimestre, mentre i consumi flettono leggermente dopo la ripresa dei mesi passati, anche settori duramente colpiti come turismo e cultura, mostrano segni di ottimismo e ripresa».

Le paure per il futuro

Tutto il mondo, compreso ovviamente quello cooperativo, sta subendo l’aumento dei costi delle materie prime. Una crisi che provoca grandi disagi nei consumatori (basta pensare al caro bollette) e mette in enorme difficoltà soprattutto le piccole imprese: «Siamo a un sentiero stretto tra fiducia dovuta alla obiettiva ripresa delle attività, e timore per la questione sanitaria. Preoccupa – avverte Lusetti – anche il perdurante aumento dei prezzi delle materie prime che rischia di compromettere la ripresa. Questa situazione va gestita con politiche industriali che affrontino i nodi del momento e specialmente: disordine nelle forniture essenziali, colli di bottiglia della manodopera e, soprattutto, recupero delle piccole e microimprese, che sono la colonna vertebrale del sistema produttivo italiano. In ciò il PNRR deve avere un ruolo cruciale e inclusivo». 

Oltre ai problemi legati all’inflazione e all’aumento del costo delle materia prime, il 27% delle cooperative interpellate dichiara di essere di avere difficoltà nel reperire manodopera, soprattutto figure altamente specializzate. 
Le coop, dunque, dovranno investire tantissimo in formazione e dimostrare di sapere innovare ed essere resilienti nei momenti di crisi congiunturale. Caratteristiche che non sono mai mancate al mondo della cooperazione.

Scrivi un commento, alimenta la discussione