Il 77% del fatturato (26,7 miliardi di euro) delle cooperative agricole viene espresso da Trentino, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, il tutto nonostante le imprese operative in queste regioni rappresentino solo il 31% del totale. Lo rivela il Rapporto 2016 dell’Osservatorio della cooperazione agricola che ogni anno descrive le tendenze del mercato cooperativo agroalimentare. 

In Italia, dunque, persistono delle forti differenze territoriali tra Nord ed Sud, anche in termini di rendimento delle cooperative agricole. Le imprese più grandi si trovano infatti nell’Italia settentrionale e sono attive nel settore della carne, del vino, dell’ortofrutta e del latte. Nel Mezzogiorno continuano ad operare dati agricoltura 2015invece aziende di piccola dimensione, costrette in molti casi ad aggregarsi a causa della crisi e della conseguente difficoltà ad essere competitivi sui mercati esteri.
Dall’analisi effettuata da Nomisma emerge, però, un quadro tutto sommato positivo per la cooperazione agricola italiana, un contesto economico che può contare su 4.722 imprese attive associate, con 90.542 addetti e 771mila adesioni (dati 2015).
Nel 2015 è aumentato il fatturato medio delle coop agroalimentari italiane (+2,7%), passato da 7,2 a 7,4 milioni di euro. Un rendimento che, secondo le ultime stime, porterà l’export ad arrivare ad un valore di 6,6 mld di euro nel 2016 (+1,5% sul 2015), grazie soprattutto alle vendite nei paesi extra Ue. Il settore che mostra una maggiore propensione all’estero è quello del vino, davanti all’ortofrutticolo.

Le cooperative confermano inoltre la loro elevata resilienza. Nonostante la grave crisi che ha colpito settori come il lattiero-caseario e l’olivicolo, le coop sono comunque riuscite a mantenere inalterati i livelli occupazionali. Nel periodo di tempo compreso tra il 2013 ed il 2015 il numero medio di addetti è addirittura aumentato, passando da 18,3 al 19.
Il mondo della cooperazione trova da sempre al proprio interno le forze per ripartire e non è un caso che, sempre secondo Nomisma, sia alto il tasso di mutualità, che al Sud arriva addirittura al 92%. Per mutualità in questo caso parliamo di conferimento di materie prime da parte dei soci alla cooperativa, un modello economico e sociale che è molto forte soprattutto nel comparto lattiero caseario e vitivinicolo, dove il tasso di mutualità è dell’88%.
In questo tipo di imprese la cooperazione esprime il massimo della sua potenzialità, aggregando territori, persone e realtà economiche diverse in vista del profitto sociale.
Se volete approfondire questi dati potete consultare il testo completo del rapporto.