Sono 4,6 milioni gli italiani che vivono in stato di indigenza assoluta, corrispondenti all’8% della popolazione. 

Secondo i dati di Openpolis, negli ultimi dieci anni il numero di poveri è più che raddoppiato: nel 2005 gli indigenti erano 2 milioni, ma la crisi non ha fatto altro che acuire il disagio e le richieste di protezione sociale. L’Italia è stata infatti il quarto paese europeo in cui è cresciuto più di tutti il rischio di povertà tra i lavoratori.
A questo punto viene spontaneo chiedersi chi siano i nuovi poveri, a quale classe sociale e a quale fascia di età appartengano.

Innanzitutto, prima di scoprire quali categorie si sono impoverite maggiormente, è bene chiarire cosa si intende per persone che vivono in stato di indigenza assoluta.
giovani-impreseSecondo l’Istat per poveri vanno intese quelle persone che non sono in grado di affrontare con continuità spese essenziali come quelle per il cibo, le cure mediche, vestiti, la casa e quanto altro. Esiste anche la cosiddetta povertà relativa, identificata dall’Istat attraverso una spesa media per consumi pro capite: se stai sotto quella soglia, versi in una condizione di povertà relativa.

Ma andiamo oltre e cerchiamo di capire chi sono i nuovi poveri. Se ci concentriamo sulle classe sociali, Openpolis ci mostra che la professione che si è impoverita maggiormente è quella operaia, dove il tasso di povertà assoluta è passato dal 3,9% del 2005 all’11,7% del 2015. Una sorte simile ha colpito quelle famiglie dove il capo famiglia è un lavoratore autonomo che hanno visto un raddoppio del rischio di povertà.
Bisogna sottolineare, inoltre, che avere un’occupazione non aumenta di molto le possibile di possedere una forma di stabilità economica. Sono sempre di più infatti le persone che lavorano solo poche ore a settimana e svolgono occupazioni part-time usufruendo dei voucher (25mila persone nel 2005 e 1,4 milioni nel 2015).

Ma il dato più allarmante riguarda i giovani. Come sottolineato dal cinquantesimo rapporto Censis per la prima volta i giovani sono più poveri dei propri nonni. Anche la ricerca Openpolis conferma questa tendenza.
Rispetto al 2011, infatti, il tasso di povertà tra gli anziani è diminuito dello 0,4%, mentre è triplicato tra i giovani di età compresa tra i 18 ed i 34 anni.
Non è un caso che l’Italia sia per il paese europeo con il più alto numero di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) nella fascia di età 18-24 anni. Ci sono dunque sempre più ragazzi in condizioni di difficoltà e sempre più famiglie composte da giovani che si trovano in stato di indigenza assoluta (8% del totale).

Non va meglio alle donne e ai bambini. La percentuale di donne in stato di povertà, infatti, è passata dal 3,5% del 2005 al 7% del 2015 per via soprattutto delle difficoltà a conciliare lavoro e vita privata e dell’aumento delle differenze salariali tra uomo e donna (l’Italia è uno dei cinque paesi europei dove durante la crisi si è acuita la differenza salariale di genere).
L’Italia è anche il secondo paese europeo nel quale è aumentata di più la povertà infantile: nel 2015 – racconta Openpolis – l’11,4% dei bambini con meno di 6 anni vive in una situazione di grave privazione materiale.