L’Italia è al momento l’unico Paese europeo a non avere uno strumento a sostegno dei più poveri. E le famiglie in condizioni di povertà assoluta non sono certamente poche. 

Secondo i dati Istat nel 2015 sono 1.582.000 le famiglie che non riescono a sostenere i costi di bollette, medicinali, servizi di trasporto e beni alimentari. Il numero di poveri ammonta invece a 4.518.000, presentandosi in netta crescita rispetto al periodo pre-crisi. Basti pensare che nel 2006 erano 1.660.000 gli italiani in stato di povertà assoluta: oggi sono quasi triplicati.
La lotta contro la povertà deve diventare, dunque, una priorità assoluta del Governo. Nei giorni scorsi l’Alleanza contro la povertà, ovvero un insieme di 35 soggetti, tra i quali Cgil, Cisl e Uil,  l’Anci, la Caritas e l’Acli, ha lanciato un appello per l’approvazione della legge delega di introduzione del reddito di inclusione.
Il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha sposato l’appello dichiarando nel corso di un’intervista a Repubblica che il Governo è pronto a trasformare la legge delega in un decreto legge per accelerare il processo di approvazione.

Con la Legge di Stabilità 2016 è stato istituito un Fondo da un miliardo di euro per il contrasto alla povertà, mentre nella finanziaria 2017 sono stati aggiunti reddito-di-inclusioneulteriori 150 milioni per fornire ai più poveri assistenza economica. Al momento però l’unico strumento disponibile è il Sostegno di inclusione attiva, una misura sperimentata nei grandi comuni e che si rivolge ai nuclei familiari con un Isee inferiore a 3.000 euro.
Il Reddito di inclusione dovrebbe riguardare grossomodo gli stessi soggetti. Secondo le parole di Martina, infatti, in un primo momento dovrebbero beneficiare del sostegno solo le famiglie con un Isee inferiore a 3.000 euro. Verrà data priorità a famiglie con figli minori o con disabilità gravi o con donne in stato di gravidanza, oppure ancora con persone disoccupate di età superiore ai 55 anni.

Sarà compito dell’Inps verificare l’esistenza di questi requisiti nelle persone che richiederanno il sussidio. L’esecutivo intende in un secondo momento aumentare le risorse e ampliare la platea dei beneficiari.
Allo stato attuale il Reddito di inclusione prevede un assegno da 400 euro mensili per le famiglie più povere in modo da consentire a queste ultime di poter acquistare i beni essenziali per una vita dignitosa.
Oltre al sostegno economico-finanziario, la misura dovrebbe prevedere anche un percorso di orientamento al lavoro e servizi alla persona, erogati attraverso la collaborazione con gli enti locali e le associazioni presenti sul territorio.