Chi conosce il nome di un marchio alimentare tedesco? Forse solo qualche addetto ai lavoratori potrebbe dirci quali sono i brand teutonici più venduti. I marchi italiani, invece, sono sicuramente più conosciuti, eppure c’è un paradosso che caratterizza il confronto tra questi due mesi: la Germania esporta il triplo dell’Italia.

A mettere in evidenza questa dinamica commerciale è Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. L’alatte-yogurtgroalimentare italiano mette sul mercato prodotti di eccellenza, eppure le aziende nostrane hanno grandissime difficoltà a competere all’estero.
La causa della scarsa competitività viene individuata da Calzolari nella dimensione aziendale. In Germania, ma anche in Francia o negli Stati Uniti, le imprese hanno una dimensione nettamente superiore rispetto a quelle italiane. Il contesto italiano è caratterizzato per lo più da piccole e medie imprese con scarsa propensione all’internazionalizzazione.

Granarolo, così come altri big player, sono un’eccezione. Negli ultimi mesi il gruppo cooperativo ha cercato di aumentare il proprio livello competitivo sui mercati emergenti e nel prossimo futuro intende incentivare la propria dimensione internazionale: “Forti delle acquisizioni già fatte e di quelle che presto faremo – ha dichiarato Calzolari – vogliamo aumentare il peso del nostro fatturato all’estero dall’attuale 22% – era il 4% nel 2011 – al 40% a fine 2019“.
L’andamento del commercio mondiale ha consentito a Granarolo di crescere in maniera così rapida sui mercati esteri. Non sarà facile, però, continuare su questo ritmo considerata la momentanea flessione di alcuni mercati e l’incertezza generata dalla Brexit.
Tra gli obiettivi di Granarolo nel medio periodo c’è anche quello di diversificare la produzione, investendo, ad esempio, nel biologico, ma anche intensificando la produzione di prosciutti, aceto balsamico e pasta.
Calzolari ha parlato anche della crisi dei prezzi del comparto lattiero caseario. Secondo il vertice di Granarolo, il momento più difficile, coinciso con gli eccessi produttivi di Olanda, Francia e Germania, è passato. Di qui ai prossimi mesi, il prezzo del latte dovrebbe tornare a salire, avvantaggiando gli allevatori italiani, i quali potranno beneficiare anche dell’obbligatorietà dell’etichetta d’origine per latte e derivati, una misura che consentirà ai consumatori di conoscere la provenienza del latte e di scegliere eventualmente i prodotti made in Italy.