La Banca d’Italia ha approvato la normativa secondaria che darà il via alla riforma del credito cooperativo. Entro il 3 maggio 2018, le Bcc dovranno completare il processo di ricostruzione interna, dando vita alle holding bancarie, con patrimonio netto da almeno 1 miliardo di euro, che dovranno guidare l’intero sistema della finanza cooperativa.

In questi mesi, al’interno delle Bcc, è in atto un processo dialettico sul numero delle capogruppo. Al momento sembra essere tramontato bcc barbagallol’ipotesi un’unica holding e si va verso la costruzione di due-massimo tre banche che avranno il colpito di vigilare sull’operato degli istituti di credito cooperativo aderenti e di attuare meccanismi interni di salvataggio in caso di crisi.
Bankitalia ha fatto sapere di non volere entrare nel merito delle discussioni in atto nel movimento cooperativo: l’unico elemento imprescindibile delle future capogruppo dovrà essere la loro solidità patrimoniale e la loro capacità aggregativa. E questo può avvenire anche con la costituzione di più holding.

Federcasse puntava sulla costituzione di un’unica capogruppo che corrispondeva al norma di Iccrea. La creazione di un solo istituto finanziario a capo dell’intero sistema del credito cooperativo avrebbe reso Iccrea la terza banca d’Italia, dietro solo ad Intesa San Paolo e Unicredit. Ormai da diversi giorni, però, si è consumata la spaccatura definitiva tra le Bcc trentine e tutte le altre. Trento è pronta a formare un istituto autonomo: si chiamerà Gruppo Cassa Centrale Banca Credito cooperativo italiano e non aggregherà solamente Bcc del Nord-Est.
Tra le 89 banche aderenti, infatti, ci sono anche 15-20 istituti del Sud. Per quanto riguarda, invece, il patrimonio sarà di circa 1 miliardo e 384 milioni e quindi oltre la soglia di un 1 miliardo stabilita dalla riforma del Governo.
Il mondo delle Bcc, dunque, si spezzerà con ogni probabilità in due tronconi, con Federcasse che porterà avanti comunque il progetto Iccrea, nonostante il rammarico espresso nei giorni scorsi dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, per non essere riusciti a tenere assieme tutto il sistema del credito cooperativo italiano.