Nella giornata di ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma dell’editoria. 

Il provvedimento istituisce, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale.
L’intento della legge è aiutare un comparto che negli ultimi otto anni ha dimezzato i propri ricavi, con un crollo del fatturato pubblicitario del 60%. L’investimento riguarda soprattutto i piccoli editori e nello specifico le seguenti categorie:

  • cooperative giornalistiche;
  • enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;
  • limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale di maggioranza è detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

I soggetti appena elencati dovranno esercitare in via esclusiva un’attività informativa autonoma e indipendente.
Per quanto riguarda le modalità di finanziamento, il Fondo per l’editoria e l’innovazione dell’informazione sarà finanziato da:

a)   le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;

b)   le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;

c)   quota parte – fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018 – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone RAI;

d)   le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta riforma-editoriapubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.
La legge prevede, inoltre, che una parte delle risorse del Fondo possano essere destinate al finanziamento di progetti che incentivano l’innovazione dell’offerta informativa.
Un’altra delle novità contenute nel provvedimento è l’introduzione di un tetto di 240mila euro per gli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti della Rai, oltre ad una serie di norme sui prepensionamenti dei giornalisti e sul Consiglio dell’Ordine dei giornalisti.

Nei prossimi sei mesi il Governo sarà chiamato ad emanare i decreti attuativi che serviranno soprattutto a stabilire l’ammontare delle risorse per l’intero settore. L’Alleanza delle Cooperative, impegnata nei mesi scorsi nella campagna #menogiornalimenoliberi, si è dichiarato soddisfatta dei contenuti della legge.
Il nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione garantirà, secondo l’Aci, un “sostegno certo, trasparente e selettivo alle testate locali e nazionali cooperative e non profit”. Il mondo della cooperazione denuncia, però, la mancata risposta del Governo sulla definizione dei fondi per l’editoria relativi al 2015.
L’assenza di risorse ha portato tante cooperative a chiudere i battenti. Nello specifico, sottolinea l’Alleanza, sono 48 le testate che negli ultimi due anni hanno smesso di pubblicare per difficoltà di natura economica. Sarà necessario, dunque, approvare rapidamente i decreti attuativi e definire quanto prima le risorse a sostegno del comparto.