Attenti alla contraffazione dell'etichettaNonostante una legge nazionale (targata 2012) approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicata per le resistenze comunitarie (e lobby) che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegata per le produzioni alimentari, prolifera il mercato del falso anche nel comparto dell’agricoltura.

La denuncia arriva da Coldiretti e dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) per le quali la contraffazione nel nostro Paese vale 1,1miliardi di euro, che salgono fino a 60 se si considerano anche i prodotti italiani taroccati commercializzati all’estero: prodotti dai nomi altisonanti ma che nascondono vere e proprie insidie, se non effetti nocivi, alla salute.

Un danno di immagine all’Italia, un danno fiscale, un danno all’agricoltura e a quanti dei prodotti della terra ne fanno motivo di orgoglio per la produzione di alimenti davvero unici: salumi, formaggi, vini, in particolare.

Una situazione insostenibile alla quale si sta correndo ai ripari su iniziativa delle stesse organizzazioni di agricoltori e del ministro Mario Catania, con l’attivazione di una rete di cooperazione internazionale di polizia dell’Interpol volta a contrastare il mercato della contraffazione e, in particolare, i cosiddetti “wine-kit”, prodotti in Gran Bretagna: una sorta di “polverine magiche” che trasformano l’“acqua in vino” e che i consumatori stranieri confondono per vino italiano di qualità e dalle “firme” più prestigiose.

La contraffazione si combatte con una buona informazione, corretta, che aiuti il consumatore finale a stabilire con certezza le materie prime del prodotto alimentare acquistato, la provenienza, l’anno di produzione.

Da qui la sollecitazione a che le maglie legislative siano sempre più stringenti e, soprattutto, che vengano attuate per evitare il proliferare di un mercato che prima di ogni altro, importante, aspetto si traduca in un danno alla salute dei consumatori.